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FESTA DI TUTTI I SANTI

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 1 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Cosa stiamo festeggiando oggi? Stiamo festeggiando tutti i santi, tutti i santi, e i santi siamo noi. 

In questa giornata si festeggia e si ricorda certamente coloro che sono canonizzati, che sono santi per la chiesa, ma il popolo di Dio è Santo quindi noi siamo santi, pertanto festeggiamo anche noi stessi. 

Però dobbiamo ben capire cosa si intende per santità. 

Nella visione tradizionale biblica l'unico santo è Dio e la parola “santità” ha queste caratteristiche: Dio è Santo perché è totalmente altro rispetto alla sua creazione, perché è totalmente altro rispetto al mondo, perché è totalmente separato da tutto ciò che esiste. 

In questa accezione la santità diviene separazione invalicabile. 

Sempre nell'ottica dell'Antico testamento il popolo di Dio è Santo perché Dio lo ha separato dagli altri popoli dandogli delle leggi totalmente diverse, dandogli una struttura socialmente diversa e chiedendo al popolo di comportarsi in modo totalmente diverso dagli altri popoli. 

Noi in parte dobbiamo cogliere e far nostri alcuni di questi contenuti, ma non possiamo prenderli così come sono perché non sono cristiani e perché soprattutto Cristo ci ha mostrato che questa visione è scorretta. 

La santità nell'ottica cristiana guarda a Cristo: lui che è totalmente altro rispetto all'umanità e si fa uomo fino in fondo, lui che è totalmente separato dagli esseri umani si mischia con i 12 e fa quello che fanno loro, il popolo santo è tale perché ha un certo stile di vita ed è diverso dagli altri popoli però è chiamato a mischiarsi con gli altri popoli e a diventare un solo Popolo. 

Se nell'Antico testamento la santità aveva come caratteristica principale la separazione dei comportamenti della vita, per noi cristiani essere santi significa avere uno stile differente, ma siamo chiamati ad unirci intimamente a tutti gli altri popoli e a tutto ciò che esiste. 

Nulla mi può essere estraneo e nessuno è così peccatore, cattivo, da potermi essere estraneo.

Siamo oggi dei cristiani strani perché siamo figli di un tempo che ci ha abituato a una certa superficialità spirituale puntando tutto su regole e norme, non interiorizzate bensì formali, e su questo noi ci facciamo delle battaglie ideologiche terribili. 

Se vogliamo avere allora una regola di vita rispetto all'essere santi dobbiamo per forza guardare al vangelo delle beatitudini. 

Noi cristiani non viviamo i dieci comandamenti bensì le beatitudini.

Voglio, come faccio spesso, entrare nelle beatitudini insieme con voi.

  • “Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli”

I poveri spirito sono le persone semplici, che non fanno dietrologie, che sanno vivere il principio di realtà senza nascondersi dietro a mille scuse banali per giustificare il proprio male. 

È una beatitudine ben strana…Gesù ci dice che si trova la felicità con questo atteggiamento del cuore.

  • “Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Questa beatitudine è nuovamente strana in quanto chi è felice nel pianto? Anche il dolore è occasione di gioia se con sé si ha qualcuno che ti consola.

  • “Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra”.

I miti non sono semplicemente coloro che non fanno guerra bensì è uno sguardo del cuore e della vita. Il mite vive ogni situazione della vita con una pace di fondo profondissima.

Chi è mite trova la felicità nel fatto che sulla terra vive come se tutto gli appartenesse, come se tutto fosse sua eredità.

  • “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati”.

Chi ha fame e sete di giustizia vuol dire che vive in una profonda situazione di ingiustizia. La felicità dell'ingiustizia è un concetto per noi difficile ed estraneo, la felicità sta nella promessa che da questa situazione si potrà uscire.

  • “Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia”.

I misericordiosi sono persone che sanno guardare con uno sguardo di perdono tutte le realtà della propria vita: se stessi, la propria storia, gli altri e anche le persone che compiono il male in modo continuativo. Per dirla come papa Francesco, la felicità di queste persone nell'esercitare la misericordia è che saranno oggetti di misericordia. Ribaltando la logica: sia misericordiosi quando si è misericordiodiati cioè quando si è stati oggetti diretti della misericordia di Dio. Quando si riconosce che Dio ci perdona sempre.

  • “Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio”.

I puri di cuore hanno uno sguardo radicato sul principio di realtà e chiamano in maniera esplicita le cose col proprio nome: buone o cattive. La purezza di cuore fa sì che ogni aspetto della vita, ogni relazione, sia vissuta con semplicità e trasparenza.

  • “Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio”.

Un'altra beatitudine difficile è quella degli operatori di pace perché solitamente sono in mezzo alla guerra per quasi tutta la vita. La gioia degli operatori è essere riconosciuti come figli della pace e quindi figli di Dio.

  • “Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli”.

I perseguitati per la giustizia, lo dice il nome stesso, vengono perseguitati perché perseguono la giustizia. Quale giustizia? Certamente non la giustizia giustizialista, ma quella che è la giustizia vera di Dio cioè la misericordia e la carità. La loro felicità non sta nella semplice vittoria sulla terra bensì nella promessa che l'intero regno dei cieli gli apparterrà: cioè tutta la storia terrena e spirituale.

  • “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

Questa è una delle beatitudini più dure perché come si può essere felici tra gli insulti, tra la calunnia e la maldicenza? Eppure Gesù dice che la felicità c'è ed è direttamente nel cuore di Dio. 


Le beatitudini vanno intese bene perché sono veramente il modello di vita dei credenti. A differenza dei comandamenti che dicono sempre “no”, le beatitudini risultano un invito a provare a vivere qualcosa sapendo che tutto nella vita viene ricompensato. 

Non è facile stare nella logica delle beatitudini perché obbligano a uscire da quel cristianesimo mediocre e addormentato a cui noi siamo abituati. 

Il cristianesimo fatto di riti vuoti, di liturgie a volte altrettanto vuote e di prassi poco aperte al dialogo con gli altri.

 
 
 

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