I° DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA - ANNO A
- Gabriele Semeraro

- 21 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Dobbiamo stare attenti nuovamente a come leggiamo la Scrittura, come la facciamo nostra e dobbiamo stare attenti a non uccidere l'ispirazione che essa genera in noi perché è come uccidere la Parola di Dio stessa in noi.
Il libro della Genesi non ha l'intento di dirci come sono avvenute le cose, non ha l'intento di dirci il senso storico del cosiddetto “peccato originale”.
Il racconto di oggi non è un racconto storico bensì è un racconto che tenta di dare un significato all'esperienza comune del peccato e della fragilità… aspetti che tutti sperimentiamo nella nostra vita personale.
Del resto Paolo nella seconda lettura fa qualcosa di simile, ma lo fa in chiave positiva partendo da Cristo.
Sento però che entrambe le letture rischiano di farci cadere in una trappola che è quella della ricerca, fine a se stessa, della perfezione.
Sento che entrambe le letture rischiano di frustrarci perché non ci rendono liberi bensì ci riportano sul nostro male.
Invece l'intento delle letture sarebbe quello di liberarci e di condurci verso un sentiero di felicità.
Lo dicevo già mercoledì delle ceneri e lo ripeto oggi: la strada della Quaresima è una strada che conduce alla libertà.
Ricordiamo la parola guida di questa Quaresima per la nostra comunità: “Prima il piacere e poi…il piacere”.
Le opere quaresimali servono a renderci liberi, liberi per essere felici, liberi per imparare l'alfabeto dell'amore.
In questa prima tappa, che è il deserto, potremmo prendere come frase guida una frase di Michael Ende (l'autore della storia infinita).
La frase è la seguente: “soltanto chi lascia il labirinto può essere felice, ma soltanto chi è felice può uscirne”.
Gesù nel deserto non ci sta mostrando la via della perfezione, non ci sta dicendo che riusciremo ad imitarlo al 100% bensì ci sta mostrando una via umana possibile per uscire dalla dinamica della tentazione e del peccato.
Gesù vive certamente le tentazioni più comuni che possono rendere l'uomo schiavo.
Il pane.
Quanti di noi diventano schiavi del lavoro, schiavi del malumore e schiavi di certe dinamiche di vita perché non sanno come arrivare a fine mese.
Quanti di noi sono comunque schiavi di questa dinamica, che ha a che fare con lo stomaco e che ha a che fare con il denaro, anche se magari arrivano tranquillamente a fine mese.
A noi manca spesso “il pane del senso della vita”. Abbiamo così tanta fame di dare un senso a ciò che ci accade, ma non abbiamo più chi ci aiuta a dare un senso alle cose… non abbiamo chi ci racconta storie di senso.
Ecco perché Gesù dice “non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
Il senso delle cose ce lo dà la Parola stessa se noi abbiamo voglia di ascoltare.
Il fatalismo.
In una vita che fatica a trovare un senso delle cose, aumenta il fatalismo.
Aumenta il fatalismo che si aggancia alla cartomanzia, il fatalismo religioso, il fatalismo umano che disumanizza le relazioni e aumenta soprattutto la possibilità di tentare Dio.
Tutti questi aspetti portano a mettere alla prova apparentemente Dio, ma in realtà devastano noi stessi.
Arriviamo a dire “Dio non c'è perché succedono cose brutte, Dio non c'è perché non ha ascoltato le mie preghiere, ecc…”
Vivi la tua vita con cognizione, ma non ti aspettare che sia Dio a risolvere i tuoi problemi perché non è quello il motivo della sua relazione con te.
Il potere.
Dobbiamo essere consapevoli che tutti, in un modo o nell'altro, desideriamo il potere.
Desideriamo avere potere in famiglia, nel luogo di lavoro, nelle relazioni e nelle nostre realtà di vita.
Confondiamo il potere con l'autorevolezza, confondiamo il potere con la libertà.
Con la ricerca del potere fine a se stesso ecco che ci creiamo degli idoli che possano aiutarci a mantenere questo potere.
A questi idoli siamo disposti a sacrificare tutto: famiglia, amici, relazione, bontà, ecc…
Gesù ci mostra che è possibile vincere queste tentazioni, ma che la lotta è dura.
Fateci caso però non dice mai che è triste e non dice mai che la vittoria non porti con sé il piacere di vincere.
Dobbiamo trovare la nostra strada, che non è uguale per tutti, ma che ha lo stesso obiettivo.
Dobbiamo uscire dalla dinamica del “fare di più”, dalla dinamica della “presunta perfezione” e dalla dinamica “del senso del dovere”.
Torniamo a recuperare la dinamica della libertà interiore ed esteriore.
In una mia lettera, di recente, scrivevo ad una persona quanto segue: “forse dovrei dirmi esplicitamente e semplicemente che se voglio vivere qualcosa di positivo, lo faccio, gli altri si adatteranno… anche confratelli, anche la realtà parrocchiale, anche la famiglia e anche il vescovo. [...] Mi voglio dare il permesso di sperimentare cose nuove, cose che non rientrano nel ruolo o nell'immagine del buon prete, ma certamente non sono disposto a dire di no a Gesù. È lui che dà senso alla mia gioia ed è lui che rende vera la frase - prima il piacere e poi il piacere”.
Uscire dal labirinto, uscire dal deserto del nostro peccato e della nostra fragilità, è possibile solo nella misura in cui troviamo strategie efficaci contro le nostre tentazioni. Per trovare strategie efficaci è però necessario conoscere qual è la nostra fragilità specifica e dirci che va bene.
Va bene essere fragili, va bene ogni tanto cadere nel peccato a patto che da esso si impari qualcosa.
Gesù è un uomo che ha chiaro il limite della propria umanità, è un uomo che ha un obiettivo ed è un uomo che conosce la propria bellezza.
Torniamo allora all'esercizio che vi ho affidato per l'inizio della Quaresima:
La mattina finalizza la tua giornata dicendo come sarà… stai bene, stai male, non importa. Di esplicitamente in quale stato d'animo ti vuoi conservare in quella giornata e affidalo nella tua preghiera. Bastano due minuti o anche meno.
La sera fai l'esame, non di coscienza, ma di bellezza. Di esplicitamente a te e al Signore quale bellezza hai vissuto in quella giornata. Di' ad alta voce la bontà di cui sei stato capace, non è una questione di quantità di cose perché ne basta anche solo una.
Datti il permesso di sperimentare cose belle, cose nuove. Datti il permesso di cadere e di rialzarti.
Vuoi uscire dal labirinto del male, dal deserto interiore? Prova ad essere creativo/a guardando a Gesù.




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