II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
- Gabriele Semeraro

- 17 gen
- Tempo di lettura: 5 min
Dice Dio al popolo eletto attraverso il Profeta Isaia “è troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra”.
Noi troppo spesso viviamo una dimensione di religione infantile e servilista… è vero o no?
Confondiamo la “fede” con la “religione”.
Convinzioni, norme, prassi, messe, riti, ecc… per cosa?
Siamo pronti a mugugnare e lamentarci se il prete dice qualcosa che non ci piace perché preferiamo vivere anestetizzati nel nostro torpore. Non accettiamo nessuno stimolo che ci scomodi e non ci assumiamo la responsabilità delle nostre azioni e parole. Pensiamo che le nostre parole non abbiano valore e diciamo cose abominevoli!
Esempio? Settimana scorsa durante un avviso parrocchiale qualcuno, evidentemente in disaccordo con le scelte del vescovo e con le mie scelte pastorali, ha preferito mugugnare sottovoce contro di me piuttosto che parlare con me (o magari discuterne per capire).
Le parole hanno un peso e nelle comunità piccole le cose si sanno in fretta, ma soprattutto è proprio questa la differenza tra “fede viva” e la “religione morta”.
Capite che è troppo poco limitarsi a essere schiavi di una religione che ci rende meschini, gretti, violenti ed escludenti verso gli altri. Dio ti vuole testimone di amore, bellezza e vita… il suo amore, la sua bellezza e la sua vita.
Ma per essere testimoni bisogna uscire dalle nostre dinamiche meschine iniziando, ad esempio, ad uscire da se stessi parlandoci apertamente!
La fiducia si costruisce passo per passo con azioni concrete, con parole schiette e con uno sguardo benevolente.
“Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”
Giovanni non ha paura di dire ciò che vede e sente anche a costo di perdere i propri discepoli. Dopo gli eventi del vangelo di oggi Giovanni perderà diversi discepoli che andranno con Gesù, ma Giovanni non è triste perché il suo compito è quello di testimoniare l'amore di Dio, la bellezza di Dio e la vita di Dio in Gesù.
Il Vangelo ci stimola a qualcosa di più del semplice “quieto vivere”, ci chiede di alzare lo sguardo sulla nostra vita e risollevarci dalla nostra meschina comodità.
Quanti di voi si sono chiesti di recente “cosa Dio vuole da me”?
Quanti di voi si sono chiesti di recente “cosa posso fare di concreto per il Signore, per amore suo” invece che chiedere continuamente cosa Dio fa o non fa per te?
Alziamo lo sguardo, facciamoci domande e riprendiamo ad agire.
Perché preferiamo una vita di religione mediocre e morta alla fede viva fatta di relazioni autentiche, domande, azioni e amore concreto?
Piantiamola di mugugnare su qualunque cosa…
Non ti piace cosa dice il tuo parroco, non ti convince il commento al vangelo oppure pensi che si possa migliorare qualcosa nella realtà anche parrocchiale? Alza il sedere dalla panca e fai qualcosa, ad esempio vieni a parlarmi.
Io non farò un passo indietro sulle scelte pastorali annunciate in questa parrocchia fin dal primo giorno.
Sono convinto che il Vangelo debba ancora provocare e provocare in quegli aspetti della vita su cui noi abbiamo preferito essere meschini, comodi e superficiali.
Se basta un avviso su un incontro diocesano riguardante la pastorale lgbt per fare incavolare qualcuno…il problema non è mio e neppure della diocesi bensì di quella persona.
Se basta il pranzo di Natale per i poveri per far storcere il naso a presunti cattolici benpensanti…non è un problema mio né della Comunità, ma di quelle persone!
Finché il Vangelo graffia, finché il Vangelo fa incavolare e finché resta qualcosa che ci fa alzare lo sguardo…la nostra missione è quella di continuare a tenere alto questo sguardo.
Io sono chiamato come pastore non a dirvi quanto siete bravi o quanto siete cattivi, ma come Giovanni devo pungervi per fare in modo che alziate lo sguardo dalla vostra vita che assomiglia spesso spiritualmente al coma.
Personalmente sono stanco di dovermi preoccupare del rischio di andare sui giornali perché predico il vangelo e perché metto il vangelo in comunicazione con aspetti difficili della nostra vita.
La nostra chiesa deve smettere di essere prudente per paura dei giornali e per paura di perdere consensi da parte di coloro che vivacchiano la vita.
Giovanni non ha paura di perdere, Cristo non ha paura di perdere e i discepoli all'apice della loro testimonianza non avranno paura di perdere…ci perderanno tutti la vita.
La ripresa del tempo ordinario ci dice che non possiamo permetterci di entrare in una dinamica di religione. La religione è demoniaca e noi dobbiamo respingere lo spirito di religione!
Lo Spirito Santo ci dona la fede, il coraggio di uscire dai nostri confini e dal nostro mugugno per dare una mano.
Non vi va bene quello che sto dicendo e proponendo? Fate ciò che ritenete opportuno, ma non tormentate me e chi vuole vivere il Vangelo.
In Italia siamo pieni di parrocchie mediocri, siamo pieni di predicatori spirituali poco concreti, siamo pieni di predicatori che giudicano, ecc… siamo pieni di realtà ecclesiali che vivacchiano e che sputano in faccia al Cristo che gli è accanto nei fratelli e nelle sorelle.
Noi non puntiamo a essere perfetti, io sicuramente non ci credo alla perfezione, ma vogliamo tenere lo sguardo alto e le mani impegnate.
Mi spiace che qualcuno si senta ferito da questo tipo di predicazione, che si sente ferito dalle proposte del vescovo o dalle mie proposte… ma sappiate che andando avanti saranno sempre più insistenti.
Il Vangelo e lo Spirito Santo emergoni anche attraverso le fissazioni e le manie di alcuni pastori.
Le mie riguardano l'educazione, lecumenismo e le questioni di genere.
Altri puntano più alla cultura, altri puntano di più alla povertà, ecc… e tutti insieme, ciascuno con le proprie fissazioni, diamo vita a un quadro di una chiesa che è meravigliosa.
Non dobbiamo neanche avere la paura di perdere persone, consenso e popolarità.
Se i giovani lasceranno questa parrocchia per diventare adulti e, grazie a questa esperienza pastorale, diventeranno persone migliori… vadano pure per il mondo e lo migliorino.
Il nostro orgoglio positivo è quello di Giovanni il Battista che forma persone non per tenerle legate a sé, ma per perdonare al mondo.
La genitorialità di Dio ha a che fare con questo, Giovanni e Gesù ne sono espressioni sublimi.
Preghiamo il Signore di aiutarci a far crescere il popolo di Dio nella libertà, nella trasparenza e nella schiettezza.
Mi spiace dire questa cosa, ma la d con un certo gusto… le porte si aprono sia per entrare che per uscire.
Nessuno verrà mai cacciato e a nessuno sarà mai impedito di entrare, ma la chiesa è Cattolica proprio perché ogni parrocchia ha uno spazio adatto a qualcuno.
In questa spero entrino soprattutto persone che vogliono imparare a non giudicare, che amano tutti gli aspetti dell'umanità a prescindere anche dal genere e dall'orientamento, persone che vogliono provare a fare famiglia con tutti




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