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III DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA ANNO A

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 7 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

“L'amore è un fiore che ha le sue radici nel male” (Hermann Hesse).


Nella prima lettura e nel Vangelo il tema della sete diventa quel male che rischia di vanificare ogni percorso fatto. 

In questa terza settimana rischiamo di sentire veramente l'arsura della fatica e della sete. Molto spesso ci dimentichiamo che per estinguere la sete abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a trovare l'acqua. 

Oggi i tubi ci portano l'acqua in casa, ma pensate come nell'antichità questo potesse essere raro. Bisognava che qualcuno partisse da casa e andasse al pozzo, alla fontana o al luogo dove l'acqua era abbondante. Con fatica portava l'acqua a casa per dissetare tutti. 

Questo trasporto causava sete e quella stessa acqua diventava fonte di grande ristoro tanto per la famiglia quanto per chi aveva trasportato l'acqua.

L'acqua, nel Vangelo, rappresenta proprio l'amore di Dio che può diventare sorgente in noi. Trovo molto interessante che questo amore che ci vuole donare Gesù in modo gratuito, sia vincolato alla sua sete di noi. 

La Samaritana è una donna abitata dal male: tutto è andato storto nella sua vita. 

Viene considerato una cattiva donna, ha già avuto cinque mariti e l’uomo con cui vive è un amante, è disprezzata ed è sola. 

Gesù compare come un estraneo imprevisto e si approccia a lei come il settimo uomo. Il 7 è il numero della completezza: Gesù è colui che l'anima della Samaritana aspetta da tempo. 

Questa donna trova in Gesù prima un nemico,  poi un profeta e infine il suo salvatore.

Nei primi due casi la Samaritana interagisce con Gesù attraverso degli stereotipi. Prima è lo straniero che discrimina il suo popolo e lei interagisce con lui in questa modalità. 

Poi diviene il profeta da interrogare a livello teologico, ma è una teologia che in fondo impegna poco la vita della samaritana. 

Infine la donna mendicante d'amore che ha avuto cinque mariti e un amante, la donna dall'anfora vuota che elemosina l'amore con la sua anfora, proprio lei scopre il Messia che la ama e abbandona la sua anfora ai piedi del pozzo.

Non ha più bisogno di riempire un contenitore dell'acqua dell'amore elemosinata perché ora Gesù ha fatto scaturire l'acqua nuova eterna in lei.

Questo racconto non è semplicemente un racconto storico o un racconto teologico, ma è un racconto che dice qualcosa di noi. 

La Samaritana volutamente non ha nome in questo Vangelo perché siamo noi. 

Siamo noi che in mille modi elemosiniamo amore, siamo noi assetati di senso, siamo noi che viviamo immersi nell'oscurità sperando che prima o poi qualcosa fiorisca. 

Paradossalmente nel momento in cui la sete della donna viene estinta anche la fame di Gesù sparisce. 

Mi domando se noi siamo assetati veramente oppure se preferiamo dissetarci da mille amanti che però non estinguono mai la nostra sete. 

Gli amanti della nostra vita possono essere tanti, possono essere anche umanamente legittimi e possono toccare molti aspetti della nostra vita. 

A volte sono amanti reali, storie extraconiugali, storie con altre persone, ecc… altre volte il nostro lavoro, il nostro hobby portato all'esasperazione, lo sport, la famiglia, ecc…

Tutto ciò che diventa strumento di distrazione dalla vita, strumento di distrazione dalla fatica, strumento di distrazione dalla quotidianità… Ecco quello è il sesto amante della nostra vita.

È tutto ciò che diventa troppo e acquisisce troppo spazio. A volte anche la religione o una presunta fede possono diventare amanti della nostra vita perché prendono il posto di ciò che è essenziale. 

Cosa disseta la tua vita? Cosa ti rende felice? 

La sete di libertà e la sete di felicità sono due facce della stessa identica sete: la sete per Dio. 

La nostra felicità, la nostra libertà e il nostro amore per Dio non possono essere condizionati da ciò che è esterno e non possono essere vincolati alle decisioni degli altri.

In un libro ho letto una frase che dice spesso un sacerdote e che è la seguente: “La tua felicità non può dipendere da un timbro del Vaticano” (d. Luigi Verdi) o di qualunque altro ente. Possiamo rispettare tutte le regole, essere perfettamente obbedienti e divenire funzionari irreprensibili della chiesa…ma questo ci renderà persone felici, libere e realmente assetate di Dio? (Vedi “la scelta - don Alberto Ravagnani).

C'è un primato in questo Vangelo che riguarda la fedeltà al vero sposo della nostra vita, al settimo marito che è Cristo, una fedeltà che è prima di tutto di Dio nei nostri confronti. 

La Samaritana è libera! È libera prima di tutto di dire ciò che vive, ciò che la abita, ciò che desidera e ciò di cui ha sete. 

Abbiamo la stessa libertà? 

Una persona chiese un giorno a un sacerdote: “in cosa consiste la libertà?”

Sapete cosa ha risposto? 

“Semplice: poter finalmente essere quello che sei e dire quello che pensi. Solo un uomo libero può davvero seguire Gesù”

(don Luigi Verdi)

La Samaritana, proprio perché immersa nel dolore e nella solitudine, non ha più nulla da perdere… per questo motivo è autenticamente libera di dirsi e di darsi per quello che è. 

Questa tappa di Quaresima ci porta a guardare il mistero del nostro male ed è grazie a questo mistero che la luce di Cristo nella nostra vita può risplendere con maggiore forza.

Stasera quando farai l'esame di bellezza, prima di andare a dormire, vedi anche i punti oscuri che ti abitano. 

State attenti a non cedere alla tentazione di bloccarvi in quei punti oscuri, state facendo l'esame di bellezza e non di coscienza, ma alla luce della bellezza che vi abita che è la bellezza di Cristo…ditevi anche esplicitamente quali sono i punti oscuri della vostra vita. 

Non abbiate fretta di cercare soluzioni, non dovete farlo! 

Dite solo, a voi stessi e a Dio, che quello che di scuro è emerso… anche quello è vostro. 

Accettate questa parte e non abbiate fretta di volerla risolvere, ma semplicemente affidatela a Dio. 

La Samaritana si trova scoperta da Gesù nel suo male più profondo, ma accetta ciò che di bene vede il suo vero sposo.

 
 
 

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