IV DOMENICA DEL TEMPO DI PASQUA - ANNO A - DETTA DEL BUON PASTORE
- Gabriele Semeraro

- 25 apr
- Tempo di lettura: 5 min
Questa domenica è chiamata Domenica del Buon Pastore a causa del Vangelo che abbiamo ascoltato.
Mi fa molto sorridere che la chiesa dedica questa giornata per la preghiera per le vocazioni.
Usando però la parola “vocazione” a noi cosa viene in mente?
Per molti di noi il termine vocazione rimanda a quella sorta di predestinazione, qualcuno lo definirebbe sfiga volante, che becca a turno qualcuno per farlo diventare frate, suora, monaco, monaca e prete.
Questa è una totale boiata in quanto il Vangelo non parla di vocazione e soprattutto la vocazione non è questa roba qui.
Prova a fare un po' di chiarezza e partiamo proprio dal termine vocazione.
Vocazione significa chiamata. Chiamata a che cosa? Ma Voi credete veramente che Dio possa limitare la nostra libertà personale appioppando a turno Una certa forma di vita? Cioè ci lascia liberi di peccare, ci lascia liberi di autodeterminarci, ma se hai la vocazione questo non vale…
La chiesa non crede alla predestinazione, ma a volte si ha l'impressione che faccia un'eccezione proprio su questo tema.
Vocazione è la risposta libera che noi diamo a Dio ad una semplice domanda: mi ami?
Davanti a questa domanda vocazionale ciascuno risponde come crede: si sposa, fa il monaco, l'eremita, il prete, rimane single, divorzia, fa figli, ecc…
Il Vangelo non parla dei pastori, Ma parla del pastore che non è né il Papa, né il vescovo e neppure il vostro parroco.
Dimenticarsi che il pastore è unicamente Gesù rischia di farci cadere in quella dinamica che il Vangelo di oggi denuncia cioè il fatto che qualcuno si sostituisce al Pastore.
Leggendo correttamente questo Vangelo risulta che Gesù è: il pastore, il guardiano, il recinto e la porta delle pecore.
Un altro dato che emerge è la totale libertà delle pecore in quanto dice il Vangelo “se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.
Gesù non ci tiene prigionieri nella chiesa, nelle politiche ecclesiali e nelle norme ecclesiali, ma ci lascia totale libertà all'unica condizione di essere con lui.
È una libertà che è stata pagata a caro prezzo: a prezzo del sangue di Gesù.
Chiunque non rimanda alla persona di Gesù, chiunque e ovunque priva di qualsivoglia libertà una persona battezzata e chiunque decide di prendere il posto di Dio condannando gli altri… chiunque fa tutto questo è un ladro e un brigante.
A quel punto non importa se si tratti del vostro parroco, del vostro vescovo e del Papa in persona.
A noi è stato affidato un ministero, cioè un incarico, di servizio e non di potere. Se vogliamo pregare perché il Signore aiuti qualche giovane ad accettare questo ministero per il bene della chiesa, va bene facciamolo. Se vogliamo pregare perché la chiesa riformi l'istituto del sacerdozio ministeriale modificandone lo stile di vita, modificando le prassi legate al celibato e modificandone l'accesso per permettere anche alle donne questo ministero… facciamolo, preghiamo per questo.
Cerchiamo però di non confondere i piani perché il Vangelo di oggi non sta parlando di preti, ma sta parlando del pastore e sta parlando di come le pecore possono stare al sicuro se stanno ancorate a lui.
Cosa vuol dire per noi restare ancorati a lui? La prima cosa è leggere il vangelo e capire chi è Gesù realmente. Guardate che non serve essere teologi per fare questo e neppure biblisti, ma serve avere voglia di leggere il Vangelo.
Se poi vogliamo strumenti che ci aiutino esistono tanti strumenti su internet, in libreria e come predicatori.
Dobbiamo però stare attenti a non far interpretare il Vangelo da teologie che invece di basarsi su dati oggettivi preferiscono portare avanti le loro idee disumane.
Il rischio di manipolare il Vangelo attraverso una teologia è quello di far dire al Vangelo cose terribili e la conseguenza di questa interpretazione può portare ad azioni terribili. Il nome di Gesù e del Vangelo abbiamo ucciso, fatto guerre, abbiamo schiavizzato le persone di colore, abbiamo creato la teoria delle razze, abbiamo discriminato le persone divorziate e abbiamo maltrattato di ha praticato l'aborto, abbiamo giustificato la pena di morte, abbiamo discriminato e ucciso le persone omosessuali, abbiamo portato avanti modelli educativi che picchiavano i bambini e che li violentavano.
Spesso con la scusa del vangelo e con la scusa dei “buoni cristiani” giustifichiamo la violenza verso gli stranieri, giustifichiamo certe violenze nei nostri palazzi e nei nostri quartieri.
Gesù è lontano da tutto questo perché lui è il Buon Pastore ed è il buon pastore di tutti… che si tratti di battezzati o di non battezzati.
La conversione del nostro cuore può nascere solo da un incontro reale con il Cristo Risorto, la conversione può nascere solo se permettiamo a Gesù di mostrarci qual è il suo vero volto e il suo vero stile di vita.
Chi è Gesù è chiaro anche dalla conclusione del brano di oggi che dice “il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”.
In quest'ottica permettetemi di concludere dicendo una parola sulla giornata di oggi…
La logica di Gesù non è meno vera anche sulle nostre vicende storiche e su quelle cose per cui noi ci gloriamo tanto.
Il 25 aprile è sicuramente una data da ricordare rispetto alla nostra libertà, individuale e collettiva, ma non dobbiamo dimenticare che rappresenta anche una data che ci ricorda la violenza umana.
Non sto parlando semplicemente della violenza delle squadracce fasciste e di tutto ciò che il nazifascismo ha rappresentato, ma anche tutta la violenza successiva alla liberazione del nostro paese.
Mi sembra di ricordare che alla fine della guerra molte donne di Savona siano state catturate e ricoperte di pece.
Mi sembra di ricordare che tante persone che avevano aderito al movimento fascista per molti motivi, sono state impiccate in Corso Ricci e nelle zone limitrofe.
Gli orrori proposti dal fascismo sono stati riproposti anche dal movimento partigiano.
Il 25 aprile preghiamo per tutti i morti ricordandoci che il Signore non approva mai la violenza anche se da parte dei nostri liberatori a cui siamo, a cui sono, profondamente legato e grato.
La vita non è tutto bianco e non è tutto nero, ma il Vangelo è sempre chiaro.
Il fatto che noi aiutiamo gli ucraini, la nostra posizione rispetto alla questione israelo-palestinese e alle altre guerre non ci rende esenti dal giudizio del Vangelo.
La guerra, anche la più giusta, è sempre un atto illecito, peccaminoso e violento.
Di questo atto, che si sia dalla parte giusta o sbagliata della storia, dovremmo tutti rendere conto.
Questo mi preoccupa un po’. Chiediamo al Signore di illuminare le nostre vite perché, al di là del lato della storia che scegliamo, ci sia la possibilità di percorrere sempre e comunque la via del dialogo.






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