IV DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA - ANNO A
- Gabriele Semeraro

- 12 mar
- Tempo di lettura: 3 min
“Non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi"
(Il piccolo principe - Saint-Exupéry)
Noi siamo figli della società dell'apparenza. L'apparenza, che non è qualcosa di cattivo, può però esporci al facile giudizio.
Non mi metterò qui a fare una predica in cui vi dico che l'apparenza è cattiva… non è vero! Dobbiamo prenderci cura di noi stessi, del nostro corpo, del nostro apparire. Certamente non ne possiamo essere ossessionati, ma se il corpo è un dono di Dio, se l'esteriorità è un dono di Dio, allora dobbiamo prendercene cura.
Ma è vero che l'essenziale è invisibile agli occhi.
Dobbiamo riconoscere ciò che è essenziale e dobbiamo prendercene cura senza trascurare ciò che all'esterno appare.
Questo lavoro ci libera dal facile giudizio e dal facile pregiudizio.
Neppure il profeta Samuele è esente dalla tentazione di giudicare l’apparenza.
Lui va a casa di Iesse e cerca un uomo alto, forte e aggressivo sul modello dei re del suo tempo, ma Dio ha scelto il peggiore agli occhi del mondo: piccolo, gracile, biondo e fine.
Dio vede di più, conosce Davide!
Dio ci vede, noi guardiamo e siamo ciechi.
Nel Vangelo troviamo persone che dovrebbero saper vedere, saper leggere i segni dei tempi, ma sono cieche: le guide, i maestri del popolo.
Gesù non si limita a guardare e osservare, ma vede perfettamente quest’uomo fisicamente cieco.
Se permettiamo a Cristo di toccare la nostra umanità, se gli permettiamo di ri-crearci, anche noi possiamo tornare a vedere e vivere.
I genitori del cieco nato diventano loro ciechi per paura.
I sapienti del popolo sono ciechi per paura di dover cambiare.
Il cieco nato invece torna a vedere con gli occhi e con il cuore.
Questa storia del vangelo parla di noi…
Di noi pastori che rimaniamo ciechi pur di non cambiare, che diventiamo disumani pur di non mettere in discussione la tradizione e le nostre presunte verità.
Parla di noi credenti che per paura delle autorità o per paura di cambiare preferiamo restare ciechi.
Tutti noi qui violentiamo l’altrui umanità: immigrati, divorziati, omosessuali, poveri, madri o padri single, tossici, ecc… e ci giustifichiamo con estrema facilità nel nostro male.
Invochiamo Dio per fare la guerra, giustifichiamo poliziotti che sparano a gente solo perché povera o straniera, ecc… decidiamo di diventare ciechi per quieto vivere.
È la banalità del male che entra in noi e diviene addirittura benedetta dal sistema ecclesiale.
Dobbiamo prestare attenzione a tutto questo, dobbiamo stare attenti a non divenire ciechi noi con la scusa della tradizione, della retta dottrina, del perbenismo o del “si è sempre fatto così”.
L’esame di bellezza ha lo scopo di insegnarci a chiamare le cose con il proprio nome.
Il cuore non è semplicemente l’immagine dei sentimenti e delle emozioni bensì della nostra dimensione di umanità bella.
Il metro di misura della nostra fede non può essere la norma, il giudizio o il pregiudizio bensì l’umanità e l’umanità di Gesù.
Qual è l'essenziale di una buona vita di Fede? L'essenziale non sono le morali, le dottrine, le sane abitudini, le tradizioni, ecc… l'essenziale potremmo formularlo con “ama il Signore e ama il prossimo”.
Cosa c'è di qualcosa di più nascosto e allo stesso tempo di più apparente dell'amore?
L’amore è fatto di intenti, sguardi, gesti e parole che spesso restano nascosti eppure si manifestano.
“Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi"
Dove si trova il tuo cuore? Come guardi a chi ti sta accanto? Come vedi la realtà?




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