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IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

Tante volte mi è capitato di sentir dire, soprattutto da cari amici, “ma io non sono un bravo cristiano perché non vada messa, perché non prego spesso, ecc…”

Questo genere di discorso per me è sempre molto doloroso perché non credo che l'essere cristiani abbia direttamente a che fare con queste cose pur riconoscendone l'estrema priorità. Oggi le letture ci dicono cosa vuol dire essere vicini al cuore di Dio e nessuna delle tre letture parla di azioni liturgiche o di preghiera personale. Tutte e tre letture pongono l'accento sull'atteggiamento del cuore e sul modo di vivere. Ovviamente l'apice è il Vangelo che va a soppiantare radicalmente e totalmente i dieci comandamenti. 

Il profeta Sofonia ci parla di un popolo semplice, povero, che si fida di Dio… un popolo che si impegna a non fare il male né a dire bugia. Forse la frase più bella e potente di questa profezia è l'ultima: “potranno pascolare e riposare senza che alcuno le molesti”.

In un tempo dove gente come Corona imperversa sui social, in un tempo in cui in televisione i fascisti possano parlare e dire cose terribili, in un tempo in cui un bel pezzo di chiesa si è smarrito in un bigottismo strisciante e riemergente anche in ambienti progressisti… il sogno del Signore è quello che tutti possano pascolare per riposare senza molestie. 

Sarebbe un bel sogno se le donne del nostro mondo e della nostra società potessero vivere libere dai condizionamenti sociali, sarebbe bello se la comunità lgbt non avessero rottura di scatole da gente che non vuole usare il cervello e il buon senso, sarebbe bello vivere in una società dove l'immigrato non è un problema bensì un portatore di valori per quanto differenti, ecc…

Sarebbe bello se nella chiesa e nella società sparisse questa ipocrisia che ormai è diventata strutturale dove si tratta la gente da stupida, dove non si dice mai la verità fino in fondo e dove si usano parole come: zona pastorale, consiglio, fraternità, comunica, ecc… per dare un senso di libertà quando in realtà sono nuovi strumenti di controllo e di manipolazione della gente. 

Il Vangelo delle beatitudini è il Vangelo che avrebbe dovuto spazzare via i dieci comandamenti dalla testa dei discepoli e delle discepole di Gesù, ma per ragioni di potere e di controllo si è preferito continuare a battere nella catechesi nei comandamenti. 

Non ho molti modi in cui commentare le beatitudini, le commento sempre un po' allo stesso modo, ma credo che sia l'ottica giusta. 

  • Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli: quante sberle prendono i poveri in spirito. Sono persone semplici che accettano la realtà per quello che è, sono persone che cercano di essere disponibili e che vengono prese a calci nel sedere da tutti. La loro felicità è che sono così liberi che tutto gli appartiene e stanno bene ovunque. Il regno dei cieli che inizia qui sulla Terra già gli appartiene, ma anche quello che verrà. 

  • Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati: quelli che sono nel pianto soffrono come cani e per questo piangono. Sono persone maltrattate in tanti modi diversi e spesso passano gran parte della loro vita immersi nella sofferenza. Non è una grande beatitudine dal punto di vista umano, ma nell'ottica del Vangelo, se questo pianto è messo nelle mani del Signore, la felicità sta nella possibilità di essere consolati. Da chi? Sia qui da persone fisiche che dal Signore. Personalmente ringrazio il cielo che quando piango ho qualcuno che mi abbraccia. 

  • Beati i miti, perché avranno in eredità la terra: i miti anche qui sono gente che prende sberle ovunque. Eppure questi miti sono così liberi, proprio perché miti, che vivono con libertà qualunque cosa. La loro felicità è la libertà stessa e questa libertà fa sì che siano veramente padroni del mondo. 

  • Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati: quelli che hanno fame e sete di giustizia vuol dire che non ne hanno. Chiedetelo alle popolazioni in guerra russe, ucraine, palestinesi, israeliane e quelle che stanno subendo violenze e persecuzioni. Speriamo che questa promessa cominci già su questa terra, la beatitudine è nella speranza stessa di vedere appagato il desiderio di giustizia.

  • Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia: i misericordiosi spesso passano per scemi. La misericordia è quell’attributo per cui il mio cuore si abbassa verso terra, verso colui che ne ha più bisogno. C'è molta scarsità di misericordia nella nostra chiesa e in noi credenti. Siamo diventati fini teologi nel teorizzare la misericordia di Dio e nostra, ma poi nella pratica non si esercita oppure si confonde il buonismo con la misericordia. Penso a una conversazione avuta tra preti tempo fa e si parlava di preti che hanno lasciato il ministero: ho sentito dire cose terribili anche al di là di un tenore di vita nettamente migliore di queste persone e a volte anche al di là di un servizio alla chiesa migliore come laici. Questo è un esempio clericale, ma potrei farne altri non clericali e ben peggiori. Forse parliamo troppo di misericordia, ma la sperimentiamo poco su di noi… come diceva Papa Francesco si può esercitare misericordia se si è stati e oggetti di misericordia reale.

  • Beati i puri di cuore perché vedranno Dio: vedranno Dio perché hanno lo sguardo pulito, ma questo sguardo pulito li porterà a soffrire tantissimo in un mondo dove lo sguardo è torbido. La felicità è quella che loro riescono a vedere Dio.

  • Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio: in un tempo in cui certi politici che ammazzano chiedono di essere premiati per la loro azione di pace… mi verrebbe da dire che dobbiamo capire cosa vuol dire essere operatori di pace. Io personalmente non mi sento un operatore di Pace, per lo meno non sempre, perché nel mio cuore non è sempre la priorità. Come spesso dico la pace non è assenza di conflitto. Una chiesa che non vive conflitti non è una chiesa in pace bensì una chiesa morta. Una società che non sa dialogare è una società che si serve sempre più delle forze armate e della pubblica sicurezza per fare piazza pulita di ciò che gli dà fastidio. È vero però che gli operatori di pace sono figli di Dio… potremmo mettere tanti nomi di gente famosa, ma pensate anche alle vostre storie di vita e ne troverete.

  • Beati perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli: altra gente che prende sberle e altra gente che a volte non trova giustizia sulla terra… quantomeno durante la vita. Penso alle sberle prese da Don Milani, da Don Silvio e da tanti altri che sono stati osteggiati lungo la loro vita e poi “santificati” dopo morte. Capiamoci bene: santificati perché da utilizzare come propaganda, da chi esercita il potere, non perché si sia convinti che la loro azione sia stata un'azione realmente buona. La giustizia è un altro tema che andrebbe approfondito nelle nostre comunità perché la giustizia non è giustizialismo. La giustizia non ha a che fare sempre ed automaticamente con tribunali e forze dell'ordine. 

  • Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli: vorrei capire questa beatitudine e vorrei averla già totalmente interiorizzata. La menzogna e la calunnia feriscono più che le sberle. Lo sappiamo tutti eppure portiamo avanti noi stessi opere di calunnia e di insulto. Spesso noi del clero siamo oggetto, anche dai parrocchiani che ci conoscono, di questa opera di calunnia. Spesso i cristiani sono oggetto e soggetto attivo di questa calunnia tra di loro. È la logica del male che diventa sistema ecclesiale e, nel nostro tempo, è parte integrante del sistema occidentale… ma non solo. È difficile rallegrarsi quando si viene presi a sberle, è difficile rallegrarsi quando la tua opera viene picconata dalla calunnia e dal pregiudizio. 

Vi faccio alcuni esempi che mi riguardano, non per egocentrismo bensì per non offendere nessuno, che penso siano esemplificativi. 

Penso all'articolo di giornale pieno di cavolate di giugno, penso alle cattiverie che alcuni commercianti stanno dicendo su di noi perché stiamo provando a proporre una festa patronale di piazza, penso a quell' 80% di preti che sono andati dal vescovo lamentandosi di me e domandando “cosa ce le facciamo di un prete così”. Penso anche alle molte calunnie, sia tra il clero che tra i laici che tra quelli fuori dalla chiesa, su don Marco.

Vi garantisco che rallegrarsi, quando brucia la pelle, è difficile. Restare è difficile… anche se è per il nome di Gesù.

C'è un modo credente e un modo vivente che dobbiamo riformare a livello personale: ciascuno per se stesso.

Sono le azioni che mettiamo in campo che dicono se stiamo lavorando su noi stessi e le azioni non cambiano tutte insieme bensì in modo piccolo, ma permanente. 

Speriamo di poter arrivare a dire come Sofonia: potranno pascolare e riposare senza che alcuno li m


 
 
 

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