top of page

Santi Pietro e Paolo - ANNO C

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 28 giu 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Oggi siamo all'interno della solennità dei Santi Pietro e Paolo.

Dobbiamo stare attenti a non banalizzare a livello ecclesiale questa solennità riducendola, come troppo spesso abbiamo fatto, alla cosiddetta memoria delle chiavi cioè quando a Pietro è stata data la chiave del Regno di Dio. Questo compito noi lo abbiamo attribuito solo Pietro e i suoi successori… Al di là della lettura scorretta perché in realtà il compito di guidare la chiesa è stato dato a tutti gli apostoli, mentre Pietro è stato dato il compito di custode di essa. Dobbiamo tornare all'essenza di ciò che Dio vuole comunicarci oggi.

Cosa ci viene detto dalla Parola di Dio di oggi?

La prima cosa che ci viene detta negli Atti degli Apostoli è che l'arroganza del male e la prepotenza dei superbi non può prevalere su di noi se restiamo ancorati a Cristo.

Erode si rende conto che arrestare i discepoli fa piacere alla struttura giudaica e lui vuole rafforzare il suo potere. In fondo il re Erode non vuole disordini in una situazione già sufficientemente precaria con i romani, ma vuole ampliare comunque il suo potere. Sceglie la via facile e sceglie la via della sopraffazione.

Questo discorso è importante in un tempo come il nostro dove anche chi è nella chiesa, soprattutto un certo laicato, si è esattamente nella logica di Erode soprattutto quando si ha davanti le proprie paure.

Vi faccio un esempio…

Nei giorni scorsi in una chat di quartiere sono uscite parole terribili da parte di alcune persone rispetto all'arrivo di quel barcone che ha portato a Savona una settantina di disperati. Ci sono state parole cattive verso i poveri di questo quartiere, verso coloro che sono diversi.

È triste vedere che la logica della violenza non scema mai: né che si tratti di questioni affettive né che si tratti di stranieri e neppure qualunque cosa riguardi l'usciere dai nostri schemi abituali. 

La prima reazione interiore che ho avuto è stata la sensazione di disgusto seguita dalla vergogna di abitare in questo quartiere, ma mi son reso conto che questi due sentimenti non erano adatti a un discepolo.

Il discepolo si fida di Dio e continua a perseverare esattamente come Pietro. Pietro può fare poco rispetto alla sua realtà di prigionia causata dal male e dall'arroganza di chi ha paura, ma sceglie di fidarsi e di continuare a camminare.

Si fida così tanto di Dio che neppure si accorge dell'azione l'Angelo del Signore quando lo libera, pensa sia una visione. Quando si rende conto della situazione reale allora esclama “ora so veramente che il Signore ha mandato il suo Angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva”.

Per rompere il cuore indurito di questo quartiere dobbiamo pregare, perseverare nelle parole e opere di cambiamento, ma soprattutto fidarci di Dio ricordandoci che “Dio è buono in ogni momento e in ogni momento Dio è buono”... quando meno ce lo aspetteremo saremo liberi! 

Noi provvediamo a vigilare sulle nostre azioni, sul nostro pensiero e sul nostro cuore.

La seconda cosa che ci viene detta attraverso Paolo è che, se si è provato ad essere testimoni autentici, fedeli e convinti, di Cristo… Forse si è perso tutto, ma non la fede.

Si è perso tempo, salute, pace e magari si è caduti parecchio nel peccato, ma la fede non si è persa. Dove per fede si intende l'assoluta certezza che Dio è fedele alle sue promesse e che è dalla parte dei piccoli.

Dice Paolo che solo una cosa gli manca ed è la giustizia del Signore cioè il fatto che Dio giudicherà in modo corretto la vita di Paolo e di tutti coloro che hanno faticato nella vigna del Signore.

Noi che abbiamo sempre fretta di emettere facili giudizi, dobbiamo ricordarci di questa cosa… è Dio che giudica, a lui appartiene il giudizio e non a noi.

È interessante però che Paolo si rende conto di questa cosa che dice esplicitamente ”il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato la forza, perché io potessi portare a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero” e ancora dice “il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo Regno”.

In queste due affermazioni Paolo esplicita lo stesso atteggiamento di Pietro in carcere: da un lato c'è la consapevolezza che Dio è stato vicino all'apostolo dandogli la forza per portare a compimento la sua missione e dall'altro la consapevolezza che Dio è fedele alla sua promessa pertanto Paolo accederà alla pace del cielo.

Il terzo punto di riflessione di oggi ci giunge dal Vangelo dove Gesù pone una domanda esplicita “la gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?” domanda che viene arricchita da un ulteriore quesito più personale “Ma voi, chi dite che io sia?”

In fondo il tema grande è quello dell'identità: l'identità presunta di Dio per la gente e l'identità di Dio per noi. A queste domande andrebbe aggiunta una ulteriore che è la seguente “ma io chi sono e chi voglio essere?”

Il compito di Pietro e dei suoi successori è sempre stato quello di supervisionare la chiesa, di presiederla nella carità e di essere un primo “Inter pares”.

Sento poco incline quindi concentrare la mia omelia su un ruolo del Pontefice che è chiaro e che, almeno nell'era moderna, è stato quasi sempre svolto secondo il mandato di Cristo.

Sento invece più importante e urgente, a livello personale ed ecclesiale, stare sulle altre tre domande.

  1. Cosa dicono gli altri di Gesù? 

Guardate che questa domanda nel Vangelo ha delle risposte molto chiare, ma sono risposte tutt'oggi valide per la gente.

Spesso anche tra i credenti c'è molta confusione e la persona di Gesù viene o troppo divinizzata o troppo umanizzata e molto raramente compresa nella dinamica trinitaria. Cosa dice la gente di Gesù oggi? Un grande uomo, un profeta, un esempio oppure un uomo di fantasia. Dobbiamo essere consapevoli di queste risposte scorrette e spesso riduttive.

  1. Chi è Gesù per te?

Domanda fondamentale! Dobbiamo stare molto attenti a questa domanda perché in base all'immagine interiore che ci siamo fatti di Cristo ne consegue un atteggiamento di vita e di modo in cui si guarda e interagisce con il mondo. Chi è Gesù per te? Come ha a che fare con la tua vita quotidiana e concreta, come interagisce con te personalmente, come lo vivo nella chiesa e come lo percepisco nella sua Divina umanità?

È solo “un Dio”? È un amico? È un tiranno? È uno che preferisce il codice di diritto canonico e le leggi al di sopra della mia umanità?

Il modo in cui guardiamo a Dio, e alla persona umana di Dio, determina uno stile vivente e credente. Ad esempio se lui è un Dio misericordioso, io proverò a vivere la Misericordia provando a non giudicare nessuno.

  1. La terza domanda ve l'ho fatta io, ma è fondamentale: chi sono io adesso e chi voglio essere?

Dal punto di vista dei padri della Chiesa e dal punto di vista della psicologia è la domanda a cui tutti dobbiamo arrivare. Chi sono ora e chi voglio essere in futuro. Questa è la parte più difficile dell'intero processo che ci può condurre a nuovi cammini come credenti che percorrono le vie del mondo. Sono domande che possono mettere in crisi un'intera vita e che possono determinarci nel profondo.

Il percorso di oggi quindi è stato lungo e difficile e ha attraversato tre tematiche interconnesse che però vanno sviscerate all'interno della nostra vita. La grandezza dei Santi Pietro e Paolo non è stata l'impeccabilità bensì esattamente al contrario. Sono stati due uomini fragili, peccatori, che sono caduti più volte anche dopo aver ricevuto la missione, ma che sono stati davanti a queste domande: Chi è Dio per la gente, che Dio si è manifestato alla mia vita, Io chi sono e cosa voglio diventare alla luce di questo incontro con Dio.

Ora Gesù chiama proprio te, chiama noi!

Davanti a chi vuole una kekà néa (cattiva notizia) di una fede disincarnata, davanti ai baciapile fatti di tanta apparente devozione e pochissima vita cristiana… davanti all'annuncio demoniaco che vuole disincarnare l'azione di Cristo e dei suoi discepoli nep mondo oggi, noi rispondiamo con la concretezza dell'Evangelo vissuto che passa soprattutto attraverso le nostre azioni e la nostra preghiera.

Nostro compito come credenti e come discepoli è quello di sciogliere sulla terra i legami nostri e altrui.

Questo vale per la sacra gerarchia quanto per ogni singolo battezzato nel mondo. L'unico modo per farlo è quello di ritornare ad azioni che siano dense di pensiero e contenuto, di una preghiera che non sia semplicemente un muovere la bocca e soprattutto lavorare sulla nostra dimensione identitaria davanti a Dio.

 
 
 

Commenti


  • Facebook personale
  • Gruppo Facebook
  • Instagram profilo personale
  • Pinterest
  • Instagram Icona sociale
  • YouTube Icona sociale
  • Tumblr Social Icon
  • Twitter Clean
bottom of page