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Seconda domenica del tempo di Pasqua - della Divina Misericordia

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 12 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Possiamo affermare che le letture di oggi ci raccontano esperienze di Fede, ma le letture di oggi non vanno troppo idealizzate.

Forse la lettura più equilibrata è proprio il Vangelo.

Il libro degli Atti spesso viene utilizzato in maniera scorretta nelle nostre comunità per giustificare una certa retorica fatta di alti ideali irraggiungibili.

Spesso in questo libro si dice che “tutti erano concordi” oppure che “tutti i credenti stavano insieme”e ci si ferma lì per sostenere quanto noi siamo cattivi che non riusciamo a fare le stesse cose.

Il libro degli atti è un libro scritto molti anni dopo e molto idealizzato.

Se noi leggessimo per intero il libro scopriremo che nella pagina prima troviamo scritto “che tutti erano concordi” e nella pagina dopo che qualcuno non lo era.

Come dire: tutti erano concordi tranne quelli che non lo erano.

Il libro ci mostra un ideale alto, ma molto idealizzato e soprattutto che non è mai esistito. Per quanto noi dobbiamo guardare quel modello alto, dobbiamo però anche essere consapevoli che arrivare a quell'obiettivo forse è impossibile… dobbiamo essere consapevoli che per arrivare a quell'obiettivo forse si deve faticare tanto.

Dobbiamo essere consapevoli che per arrivare a quell'obiettivo forse dovremmo perdere dei pezzi.

Tommaso viene spesso denigrato per questo atteggiamento così concreto e di verifica, ma in realtà lui è il modello della sana fede.

Una Fede che non è fatta di magia, di apparizioni, divisioni e di miracolistico.

All'inizio del ministero Gesù per farsi credere ha detto “venite e vedete” allora mi domando perché dovrebbe essere diverso ora nella resurrezione.

Gesù non rimprovera Tommaso, ma lo asseconda e semplicemente gli fa notare che chi crederà senza vedere con gli occhi è più beato di Tommaso cioè più felice.

Non è un merito, ma la constatazione di una felicità diversa.

Tommaso è in realtà il modello più autorevole è migliore di una fede adulta, una fede libera dalla superstizione e lontana da una certa faciloneria.

Potremmo dire che in fondo anche la Fede ha bisogno di essere sottoposta a prova, anche la fede ha bisogno di essere sperimentata attraverso la razionalità pur rimanendo qualcosa di diverso e pur rimanendo vincolata al salto.

Mettere a prova la fede non vuol dire che tutto ciò che chiediamo ci deve essere fatto altrimenti è falso, ma vuol dire sottoporre alla prova della fede la nostra vita a lungo termine.

Vuol dire sperimentare la grazia di Dio attraverso la quotidianità, attraverso ciò che ordinariamente capita a chiunque.

Non è facile…

Riconoscere il volto del risorto nelle pieghe della nostra storia, nelle pieghe del nostro dolore, nelle pieghe della nostra malattia e nelle pieghe della nostra gioia.


Questa è l'esperienza di Tommaso, questa deve essere la nostra esperienza se vogliamo essere autenticamente discepoli.

 
 
 

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