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V DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA ANNO A - SAN GIUSEPPE

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

“L'oscurità non può scacciare l'oscurità:

solo la luce può farlo.

L'odio non può scacciare l'odio:

solo l'amore può farlo”.

(Martin Luther King)


Siamo giunti alla quinta settimana del tempo di Quaresima, siamo giunti quasi al termine del nostro cammino penitenziale che avrà il suo apice tra la domenica delle palme e la domenica di Pasqua.

Le letture di oggi parlano di risurrezione, non esattamente ancora quella di Cristo, ma della nostra risurrezione.

Quando pensiamo alla risurrezione noi tendiamo a pensare all'idea del tornare in vita così come siamo adesso, ma non è corretto.

Certamente c'è una continuità rispetto alla nostra vita, ma allo stesso tempo è qualcosa di diverso.

Oggi abbiamo udito la storia, non della risurrezione di Lazzaro, ma della rivitalizzazione di Lazzaro.

Il concetto di risurrezione ha a che fare con l'eternità mentre Lazzaro morirà nuovamente.

È difficile spiegare un'esperienza che non abbiamo ancora fatto, ma quello che emerge spesso dai testi del Nuovo testamento è che la risurrezione è un atteggiamento del cuore.

La postura di chi risorge è una postura in piedi: non è in ginocchio, non è piegato, non è ricurvo e non è inchinato… è in piedi!

Se concepiamo la risurrezione come il premio dei buoni allora non abbiamo capito niente né di Dio né della resurrezione.

Guardate all'esperienza del buon ladrone che non ha fatto nulla per meritare la resurrezione eppure, come eccezione alla regola, viene assunto tra i risorti: è il primo santo del paradiso.

Il ladrone è l'eccezione, Maria è l'eccezione in campo opposto, ma la regola è che bisogna provare a vivere da risorti cioè dobbiamo avere una postura spirituale trasparente, luminosa e serena.

Questo non vuol dire non cadere mai, non vuol dire fare sempre le scelte giuste e non vuol dire diventare santini dal collo storto.

San Giuseppe, di cui oggi abbiamo spostato la festa, è un uomo che vive da risorto. Non è impeccabile, non ha certezze e se la barca mena come facciamo noi.

È un uomo però che sa assumersi la responsabilità della realtà, un uomo che vive l'amore, un uomo che si fida di Dio e quindi degli altri.

Giuseppe è un uomo che riesce a cacciare l'ombra di morte che perseguita suo figlio bambino a causa di Erode, riesce a cacciarla fidandosi della luce di Dio.

Troppe volte trasformiamo le nostre vite in sepolcri, piene di comodità, ma sepolcri. I nostri sepolcri sono fatti di comodità, di perbenismo, di buonismo, di quieto vivere, di superficialità, di non impegno, ecc…

E quanto siamo bravi a dire che noi facciamo cose, quanto siamo bravi a parlare del lavoro degli altri e quanto siamo bravi a rubarne i meriti.

Ricordo un allenatore che ho conosciuto in una delle mie parrocchie… molti dei collaboratori della sua società lavoravano come matti, si impegnavano per i ragazzi, volevano essere un faro di educazione e poi certamente pensavano anche a far crescere la squadra di categoria… ma non era quella la priorità.

Ricordo che questo allenatore non faceva un tubo! Si gloriava della sua bravura, si prendeva i meriti di altri nella squadra e aveva risposte pronte per qualsiasi cosa.

Ma non faceva nulla.

Ecco noi, tante volte, siamo come questo allenatore.

Non ci facciamo carico dei problemi neanche dei nostri familiari, non ci facciamo carico di questioni legate al lavoro (salvo che non ci sia un tornaconto) e neanche diamo una mano alle realtà che frequentiamo (che si chiamano parrocchia, circolo o qualunque altra cosa).

Ci siamo costruiti delle bare comode in cui crediamo di essere vivi e di contare qualcosa, ma finiremo come tutti nella cassa da morto.

Come facciamo a conciliare il fatto che tra pochi decenni non ci saremo più, che tra pochi decenni neanche ricorderanno più il nostro nome, che tra pochi decenni il nostro lavoro verrà disperso dalle generazioni successive? Come facciamo a far stare insieme tutto questo con l'idea della resurrezione?

Tutti i concetti che ogni domenica tiriamo fuori dalla parola di Dio, a cosa servono?

A cosa servono se non a stimolarci per vivere in modo libero, sereno, non eccessivamente autocentrati e darci grande gioia?

La resurrezione è tutta questa roba qui e anche tanto di più. Non è avere i problemi risolti, ma avere una postura della vita che ci aiuta a risolverli…

Rileggete con calma la storia di Gesù con Marta, Maria e Lazzaro perché è commovente.

Sono i suoi migliori amici, sono la sua famiglia. I dodici sono i compagni del ministero, ma la casa di Betania è la casa di elezione di Gesù. La casa dove fai famiglia, è la famiglia che lui si è scelto al di fuori di quella biologica.

Capita allora la rabbia di Marta e la tristezza di Maria nei confronti di Gesù. Capite il dolore di Gesù che deve permettere la morte del suo migliore amico per ragioni, diremmo oggi, pastorali.

La morte non può essere cacciata da nessuno e non può essere cacciata dalla morte: solo il Signore della vita può cacciarla.

Finché non togliamo gli impedimenti che ci siamo creati nella vita, la pietra dal sepolcro, non possiamo permettere a Cristo di entrare e farci risorgere realmente.

Lazzaro viene rivitalizzato perché possa continuare a vivere da risorto e, quando morrà di nuovo, la morte non sarà l'ultima parola sulla sua vita perché sarà passato da uno stato di vita da risorto a una risurrezione di vita.

Un grande insegnamento che ci dà questo Vangelo è che se noi viviamo realmente da risorti allora i problemi sono dietro l'angolo. Viene decretata la condanna a morte di Gesù nel momento in cui lui riporta in vita un uomo.

Io penso alle tante cose buone che sono state fatte in questi due anni in questa comunità, alcune ad opera mia e altre a opera vostra, e penso a quanto lo spirito del male si sia accanito. Penso a quanto si sia accanito su alcuni di voi, ma anche quanto si sia accanito contro di me: tanto dall'interno della chiesa quanto dall'esterno, addirittura all'interno di questa comunità.

È un'esperienza di delusione per tutti, è un'esperienza di delusione che vive Gesù stesso.

Questo un pochino ci dovrebbe consolare.

Una cosa che dico spesso è che la vita cristiana non può essere per persone mediocri e non può essere per bigotti!

Togliere la pietra dal sepolcro della nostra vita vuol dire lasciarsi mettere in discussione, far vedere il proprio marciume che sta fermentando nel sepolcro della nostra vita, vuol dire essere esposti alla possibilità che nessuno fuori ci aspetti.

Cerchiamo di vivere da risorti cioè da persone libere, che guardano gli altri con misericordia, che guardano a se stessi con misericordia.

Nel Vangelo di oggi c'è una parola potente che dice Gesù riferita a Lazzaro nel momento in cui viene rivitalizzato: “liberatelo e lasciatelo andare”.

Chiediamo la liberazione dalle bende che ci imprigionano, chiediamo al Signore di aiutarci a uscire dal nostro sepolcro comodo e cerchiamo di vivere una vita che sia orientata alla risurrezione eterna.


Chiediamo al Signore sorreggerci perché il vivere da risorti implicherà la ribellione del male che è dentro di noi e che è fuori di noi.

 
 
 

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