V DOMENICA DI PASQUA ANNO A
- Gabriele Semeraro

- 3 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Gesù è la Via, e la comunità diventa via quando si lascia convertire dall’amore
Gesù dice: “Io sono la via” (Gv 14)
Non offre una mappa, non dà istruzioni tecniche e non comanda nulla, ma dice semplicemente: la via è la relazione.
Chi guarda Lui, vede il Padre.
Chi ascolta Lui, ascolta il Padre.
Chi crede in Lui, compie le sue opere.
La via cristiana non è un percorso da indovinare, ma una persona da seguire e imitare: Gesù.
Gli Atti mostrano cosa succede quando la comunità cammina in quella Via (At 6)
La Chiesa si trova davanti a un problema reale nei confronti di un pezzo di comunità di lingua greca: ingiustizie, mormorazioneli, differenze culturali e fragilità trascurate verso la realtà più fragile (le vedove).
E cosa fa la chiesa?
Non si chiude, non si difende, non spiritualizza.
Discerne. Ascolta. Si riorganizza. Crea nuovi ministeri.
La comunità diventa via quando: mette al centro i più fragili, accoglie le differenze, si lascia convertire dalla realtà e non sacrifica la Parola, ma non sacrifica nemmeno la giustizia.
Il punto di contatto per la comunità apostolica é vedere il Padre nelle opere.
Gesù dice:
> “Credete alle opere”
> “Chi crede in me compirà opere più grandi”
Negli Atti, infatti, le opere parlano e parlano chiaramente: le vedove non vengono più trascurate, i ministeri si moltiplicano, la Parola cresce e persino molti sacerdoti giudici si convertono.
Le opere della comunità rendono visibile il Padre, come le opere di Gesù.
Ci viene insegnato che la via è sempre un passaggio attraverso il conflitto… non possiamo evitarlo.
Nel Vangelo, Filippo chiede: “Mostraci il Padre”.
Negli Atti, gli ellenisti chiedono: “Mostrateci giustizia”.
In entrambi i casi, la risposta è la stessa:
Dio si mostra nella concretezza della vita, non nelle idee astratte.
In Gesù, il Padre si rende visibile.
Nella comunità che si converte, il Vangelo si rende credibile.
Potremmo sintetizzare le letture di oggi così:
Gesù è la Via che conduce al Padre; la Chiesa diventa via quando traduce quella Via in gesti concreti di giustizia, cura e riconciliazione.
In conclusione, le letture si possono interpretare sotto 3 focus:
1. La via che si vede
Filippo vuole vedere il Padre.
Gli ellenisti vogliono vedere giustizia.
Dio si vede quando la comunità si prende cura dei più fragili.
2. La via che si impara camminando
Gli apostoli non hanno un manuale: discernono.
Anche noi impariamo la via mentre la percorriamo.
3. La via che genera opere più grandi
Gesù promette opere più grandi.
La Chiesa risponde creando nuovi ministeri.
Anche oggi siamo chiamati a inventare vie nuove per il Vangelo.
È proprio questo terzo focus che, credo, dovrebbe guidare noi qui presenti. Anche noi siamo chiamati a impegnarci in prima persona per rendere presente Gesù attraverso il nostro vivere quotidiano, attraverso le nostre azioni e parole.
Gesù va a preparare una dimora per noi, ma noi dobbiamo preparare la dimora del suo ritorno e questa dimora passa attraverso ciò che viviamo.
Il punto centrale ce lo dà la seconda lettura: la discriminante è se crediamo in Gesù veramente oppure no.
Ci sono tanti pezzi della chiesa, anche gerarchica, che ormai ha smesso di credere in Gesù.
Quando va bene, questo pezzo di chiesa, si è trasformata in una sorta di Onlus di beneficenza… quando fa male si è arroccata nei propri presunti privilegi, nel potere e nel denaro.
Attenzione perché quando parlo della chiesa Io non sto parlando semplicemente della gerarchia e della struttura, ma ciascuno di noi dovrebbe farsi un serio esame di coscienza.
Se sono le opere a mostrare il volto del Padre, il volto di Gesù sulla terra, allora mi devo fare molte domande su il volto che ha la nostra comunità.
Certamente il volto della comunità non lo faccio io, ma è l'insieme dei nostri volti, delle nostre azioni, delle nostre parole e delle nostre intenzioni.
Preoccupati? Io apparecchio.
Chiediamo al Signore di aiutarci ad essere una comunità dal volto gioioso, ma realmente una comunità che mostra il suo volto.




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