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VI DOMENICA DEL TEMPO DI PASQUA ANNO A

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 10 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

In questa tappa Pasquale il Vangelo ci porta nel cuore del discorso di addio di Gesù. Siamo alle battute finali prima dell'Ascensione al cielo, e Gesù lancia una bomba che spesso abbiamo ridotto a una sorta di Santino devozionale: la promessa dello Spirito Santo, la promessa del paraclito.

Gesù esordisce dicendo: “se mi amate, osserverete i miei comandamenti”.

Attenzione perché non dice “se proverete dei brividi durante la messa” oppure “se proverete tenerezza nel cuore”.

Dio non è un sentimento mistico, un'emozione passeggera, ma un'adesione a uno stile di vita. Gesù da solo un comandamento e non un codice penale o il codice di diritto canonico, ha lasciato il comandamento dell'amore.

Mi domando e vi domando: si può amare per comando? A me pare un po' una bellinata… quantomeno mi fa strano che Gesù possa ordinarci di amare qualcuno sapendo che noi fatichiamo ad amare.

Credo che la logica sia invece la logica della libertà dell'amore: se ami, qualunque comandamento orientato al bene non è un peso, ma la forma che dai alla tua libertà.

Lo Spirito Santo è colui che ci aiuta a incarnare meglio questo amore libero e liberante. Gli viene dato il nome di paraclito cioè di difensore. Perché abbiamo bisogno di un difensore? E da cosa ci dovrebbe difendere?

Abbiamo bisogno di un difensore perché, se siamo discepoli, siamo accusati dal mondo e dai sistemi sociali i quali ci vogliono perfetti.

Conoscete bene le frasi “vai in chiesa e ti comporti così?”

Dove sta scritto che chi va in chiesa deve essere perfetto e impeccabile?

Il Paraclito ci difende anche da noi stessi, da quel giudice interiore che costantemente a noi stessi “non sei abbastanza”

Lo Spirito Santo ci aiuta a ricordare che siamo profondamente amati, che possiamo diventare persone libere e soprattutto che non siamo orfani in questo mondo.

Non siamo orfani!

Dio non è un padrone che ci ha lasciato a gestire una ONLUS stanca che è la Chiesa cattolica… è una presenza che ci permette di vedere ciò che il mondo fatica a vedere.

Filippo nel libro degli Atti ci ricorda qualcosa di importante: Dio parte dalle periferie e da coloro che noi riteniamo eretici.

La Samaria è un luogo di eretici, gente sbagliata, quelli che non sono bravi ebrei e hanno accettato la contaminazione con il paganesimo.

Insomma, se volessimo portare al linguaggio attuale, sono quelli che non sono bravi cristiani… anzi a volte sono tanto lontani dal cristianesimo.

Filippo cosa fa? Non va a fare una lezione dogmatica, una lezione morale o una lezione teologica bensì porta gioia, guarisce e libera.

Dice la scrittura “vi fu grande gioia in quella città”.

Mi viene da domandarmi se la nostra parrocchia porta gioia alla città oppure porta lamentele e giudizi. Se la nostra fede non produce Gioia collettiva, allora non è lo spirito di Gesù che abita la nostra comunità, ma è lo spirito del moralismo e della tristezza.

Quando arriva Pietro insieme a Giovanni da Gerusalemme, non vanno a controllare o a mettere il timbro come fanno i nostri vescovi, ma vanno per confermare che Dio sta agendo.

Lo Spirito Santo non chiede il permesso per agire, ma agisce attraverso la vita e precede la vita stessa.

Pietro nella sua lettera ci dà un ultimo suggerimento sullo stile con cui bisogna dare testimonianza della nostra fede: “adorate il Signore nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”.

Il termine speranza va inteso come fede nel Risorto, in Gesù.

“Tuttavia - dice l'Apostolo - questo sia fatto con dolcezza e rispetto”

Altro che family Day, i vari don Minutella di turno e i vari cardinal Sarah.

Troppo spesso noi preti, vescovi e laici siamo diventati aggressivi. Difendiamo le nostre presunte verità come se fossero una proprietà privata, urliamo contro il mondo, giudichiamo le scelte degli altri con un arroganza vergognosa e non evangelica. Pietro dice: se vuoi essere testimone, si dolce e rispettoso.

Se la tua verità non è gentile, non è la verità di Cristo.

La gentilezza non è mancanza di decisione, ma uno stile del cuore e uno stile di vita.

La speranza si comunica per attrazione e non per paura o per imposizione.


Vi lascio con tre Focus su cui riflettere:

Smettete di sentirvi orfani: se vivete la Fede come un peso o come una serie di regole da seguire per non essere puniti, siete ancora orfani. Il risorto è in voi quindi iniziate a fidarvi di quella voce interiore che vi chiama alla libertà.

Uscite dalla vostra Samaria: dov'è il tuo luogo del pregiudizio? Chi è che guardi con diffidenza e che tu credi essere fuori dalla logica del Vangelo? Filippo ci insegna che è proprio lì che Dio vuole far scoppiare la gioia.

Riprendi l'esame di bellezza fatto in Quaresima e trasformalo sulla gentilezza: stasera chiediti “Oggi sono stato dolce e rispettoso nel dire ciò che penso, o sono stato un ladro e brigante che ha cercato di imporre la propria visione agli altri?


Gesù si dice chiaramente: “Io vivo e voi vedrete”.

La resurrezione non è un evento del passato, ma è qualcosa che deve scorrere oggi nelle nostre vene. Se siamo vivi, dobbiamo far fiorire la vita ovunque siamo: in ufficio, a scuola, a casa, nella nostra città, ecc…


Dobbiamo vivere, buona domenica.

 
 
 

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