XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A
- Gabriele Semeraro

- 24 giu 2023
- Tempo di lettura: 4 min

Il tema centrale della lettura di oggi si dispiega in due aspetti: la fedeltà e la testimonianza.
La fedeltà prima di tutto è di Dio, ma di conseguenza viene chiesta anche a noi. Il Signore è fedele alle sue promesse, attraversa con i propri fedeli le cose belle e brutte della vita, ma si mostra fedele e presente nella storia.
Mostrandosi fedele Dio chiede ai suoi di essere fedeli a lui e ai suoi insegnamenti.
La testimonianza nasce nel momento in cui il discepolo attraversa la vita fatta di tempi di gioia e di fatica, in cui si manifesta a tutti in chi ripone la sua speranza.
La testimonianza del Profeta non avviene attraverso le parole, ma attraverso il suo stile di vita profondamente radicato. Il profeta non usa vendetta, non urla dalle piazze e non si arroga il diritto di mandare all'inferno a nessuno, ma lascia che sia Dio a giudicare la realtà. Da nessuna parte c'è scritto che la situazione di persecuzione si risolverà oppure che non si risolverà durante la vita del Profeta.
Già solo la prima lettura quindi ha molto da insegnarci. Lo stile del discepolo del Signore deve essere uno stile che lascia a Dio il giudizio e che semplicemente si radica a vivere ciò che è buono.
So che qualcuno sarà stufo di sentirmi dire questa cosa, ma questo stile proposto dalla Scrittura è ben lontano dai cosiddetti cristiani del Family Day oppure quelli di certe associazioni Pro-vita.
Gesù viene ulteriormente in aiuto a questa lettura con il suo discorso. Se uno vive bene, se uno è radicato nel bene e se veramente sta nella luce degli insegnamenti di Gesù allora non ha nulla da temere perché ha Dio dalla sua parte.
Che si attraversi tempi di fatica o tempi di gioia è indifferente perché Dio è dalla nostra parte.
Dice giustamente Gesù "non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l'anima e il corpo".
Colui che ha il potere di uccidere l'anima e il corpo spesso agisce in modo subdolo e ci trasforma in quei cristiani da piazza che urlano sempre contro tutto e tutti. Quei cristiani che sono sempre in ginocchio, fanno la comunione, magari si confessano e si credono a posto, ma poi non hanno pietà e misericordia per nessuno.
Quei cristiani che vanno a urlare davanti alle cliniche contro delle povere donne, quei cristiani che si credono a posto perché non sono divorziati e che hanno sempre una parola cattiva contro gli altri che hanno attraversato questa esperienza oppure quei cristiani che hanno sempre da tormentare i fratelli per la loro vita affettiva privata.
Quei cristiani che invece di vivere la carità nel mondo perdono tempo ad appoggiare logiche che escludono gli altri.
Se si è dalla parte di Gesù allora questo atteggiamento è inutile perché il Signore è dalla parte del giusto. Tante paure non servono a niente!
"Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!"
Non c'è nulla da temere dai cambiamenti della società e della chiesa, ma c'è tanto da vivere nella luce e nella bellezza, nella speranza e nella gioia. Non ci sono pandemie o cataclismi che possano mutare il Signore Dio.
Gesù conclude ricordandoci questa cosa importante "chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli".
Come si fa a riconoscere Gesù davanti agli uomini? A volte serviranno anche le parole, ma il più delle volte sarà lo stile di vita che renderà credibile la nostra speranza e la nostra fede. Davanti al mondo che accusa noi gente di chiesa di essere diventati insensibili, tristi e inaccoglienti… sarà il nostro stile di vita gentile, educato, cortese e accogliente a testimoniare la nostra fedeltà al Padre.
Ogni volta che tratteremo male qualcuno e che lo insulteremo, con le parole e con i gesti, saremo noi a rinnegare il volto del Padre che vive nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle.
Ogni volta che trattiamo qualcuno male e lo discriminiamo perché la pensa diversamente da noi, perché di un'etnia differente, di una religione differente, di una affettività differente, perché ha fatto scelte differenti, perché vive e ha una vita diversa dalla nostra, perché ci sentiamo offesi, ecc… ogni volta che ci comporteremo male con gli altri sputeremo in faccia a quel Dio che abita nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle.
I fatti precedono le parole, le parole spiegano i fatti ed danno profondità di significati.
Gesù è l'origine, il centro e la destinazione di ogni modello cristiano che sia autentico.
Gesù non è una dottrina, Gesù non è un comandamento e Gesù non è mai contro le persone in difficoltà.
L'ho già detto altre volte, ma lo ripeto: fateci caso… Gesù nei Vangeli non se la prende mai con i peccatori e con le persone fragili, ma con coloro che credono di essere nell'ortodossia della fede.
Gesù se la prende con coloro che giudicano la donna che ha peccato e in fondo non è un atteggiamento troppo diverso da quelle persone che si ammassano fuori dalle cliniche per accusare delle povere donne oppure che se la prendono con le nuove forme familiari.
Ogni volta che noi umiliamo qualcuno, ogni volta che lo escludiamo e ogni volta che ci arroghiamo il diritto di mandare qualcuno all'inferno perché è diverso da noi… Gesù accusa noi e ci rinnega perché noi per primi lo rinneghiamo in questi fratelli e sorelle più fragili.
Liberiamoci dalle maniere religiose e impariamo a vivere come persone concrete cioè che compiono atti di quotidiana e semplice gentilezza. Persone che vedono Gesù in tutto, in tutti e ovunque.
Solo così potremo testimoniare il Padre, solo così avremo la salvezza per noi e per gli altri.




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