XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
- Gabriele Semeraro

- 12 lug 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Udita la parola di Dio di oggi dovremmo essere ribaltati nelle nostre posizioni, nelle nostre idee e nelle nostre presunte religiosità. Il linguaggio di Dio non è linguaggio giurista e non è il linguaggio religioso bensì assume connotazioni profondamente affettive ed effettive. Guardate che se leggiamo tutte e tre letture alla luce della parabola di oggi noi dovremmo rimanere completamente sconvolti, dovremmo sentire pungere di disappunto la nostra vita.
La nostra religiosità superficiale e morta fatta di messe, devozioni e rosari dovrebbe ricalibrarsi alla luce del Vangelo di oggi che pone invece al centro la vita, la fragilità e la concretezza.
Le ferite della carne e dello spirito hanno la precedenza su qualunque forma devozionale e dicono, se realmente siamo radicati in Dio, dicono la nostra vera fede.
Non è accettabile, non lo è oggi e non lo è mai stato, che noi ci adagiamo sul perbenismo religioso e su un vivacchiare la dimensione spirituale senza mai entrarci dentro veramente.
Non si sta chiedendo a nessuno di diventare frati e suore, ma la vita spirituale richiede un approfondimento e non si può limitare alle forme liturgiche a prescindere dall'età di ciascuno di noi.
La scusa dei pochi preti non regge… Oggi abbiamo mille realtà di natura laicale e religiosa che possono aiutarci alla formazione spirituale. Abbiamo 1000 luoghi in tutta Italia e abbiamo anche 1000 strumenti tra cui quelli informatici.
A questi si aggiunge tutti gli strumenti diocesani e quelli parrocchiali.
Se la chiesa deve essere il posto dei baciapile, cioè di coloro sempre in ginocchio con il collo storto, meglio chiudere le chiese.
Se la fede diventa per noi una scusa per essere disumani, inaccoglienti e duri di cuore allora è preferibile essere atei e anticlericali.
Nella parabola di Gesù coloro che rispettano la legge, che sono religiosi e che si credono giusti sono proprio coloro che non compiono il bene.
Questo valeva al tempo di Gesù e questo vale oggi… ogni qualvolta il popolo di Dio, cioè noi qui presenti, ci chiudiamo in noi stessi e non vogliamo mettere le mani su varie questioni: la questione dell'immigrazione, sul ruolo della donna, sull'affettività, sul lavoro etico, sulla cittadinanza attiva e tanto altro… Noi siamo esattamente come quel sacerdote e quel levita che si credono puri e giusti, ma in realtà sono abominio davanti a Dio e maledetti.
La storia del buon samaritano, che non è più buono degli altri bensì semplicemente più umano, dice che Dio predilige la strada dell'umanità a quella della religiosità.
Non sto squalificando le buone pratiche di fede, la nostra preghiera e non sto certamente squalificando i sacramenti bensì cerco di porre la vostra attenzione su ciò che è veramente importante cioè la vita.
Voglio essere molto esplicito a costo che qualcuno si possa offendere, a costo di venire denunciato ecclesialmente e a costo di essere sospeso: le persone tanto devote che poi aggrediscono gli altri, che scrivono sui giornali in maniera anonima, che godono nel vedere un credente cadere e che hanno sempre sulla bocca una parola cattiva per tutti… se ne stiano a casa e non dicano in giro di essere cristiani!
Meglio essere un eretico come il Samaritano che però alla parola di Dio crede veramente e da questa parola trova nutrimento la sua umanità.
L'altra sera sono stato ad ascoltare in piazza un sacerdote, don Santoro, prete operaio di Firenze, che per un certo periodo è stato scomunicato perché ha violato le norme della chiesa pur di restare fedele al Vangelo.
Ringraziando il cielo è stato reintegrato dalla chiesa, ma è un'eccezione perché ciò che ha fatto era una cosa canonicamente grave.
Si tratta di uno di quei preti radicati nel Vangelo, nella Costituzione e in una certa storia dei preti operai.
Penso a Don Gallo che della Costituzione e del Vangelo ha fatto le sue colonne di vita. La religiosità non ha chiuso il cuore di queste persone bensì a espanso la loro umanità rendendola anche simile a quella di Cristo.
La grandezza di Don Gallo e di Don Santoro non è stata, e non è, la capacità di avvicinare: prostitute, drogati, transessuali e ogni disperato del nostro tempo… la loro grandezza è stata che altri li hanno seguiti e li seguono, li hanno imitati e li imitano. La grandezza è che si può essere dei laici non bigotti, ma profondamente evangelici.
D'ora in poi su questo sarò implacabile!
Lo ribadisco a costo di passare dei grossi guai e di fallire formalmente la mia missione di prete. O il Vangelo è reale oppure stiamo perdendo tempo e qualcuno di noi ci sta perdendo anche la vita.
Non è accettabile rinunciare alla dimensione umana dei cristiani, dei loro pastori, di ogni persona.
Le vicende degli ultimi mesi, la morte di un prete settimana scorsa, hanno scorso profondamente il mio cuore e la mia umanità.
La solitudine in cui lasciamo tante umanità morenti lungo la via non è accettabile: che queste siano di laici o che siano di preti, che siano di credenti o di atei, che siano di cristiani o di altre religioni.
L'umanità si coltiva attraverso azioni quotidiane e casalinghe. Chi non capisce può prendere altre strade, chi non capisce può piangere sui giornali, chi non capisce può denunciare alle autorità i propri pastori dimostrando di non essere sulla via del Vangelo. Ci viene posto davanti agli occhi l'esempio del Samaritano il quale non ha buone parole bensì ci butta dentro tempo e soldi. Raccoglie il fratello malmenato e spreca olio e vino per medicarlo, dovendo andare oltre lo accompagna in una Locanda e paga qualcuno che si prenda cura di lui, al ritorno si fa carico delle ulteriori spese sostenute dall'oste.
Altro che romanticismo, altro che balle religiose!
A coloro che ci accuseranno di essere imprudenti perché radicali nel Vangelo bisogna rispondere con fermezza che spesso la prudenza è il pane del diavolo.
Essere prudenti, alla luce del Vangelo, non è essere vigliacchi e non è scegliere la strada più facile!
L'esempio del Samaritano è un esempio che dà fastidio alla nostra vita e se non dà fastidio è perché non lo stiamo veramente ascoltando.
Essere cristiani, guardare al grande Samaritano che è Cristo, significa mettere in atto quell'atteggiamento del cuore e della vita. Noi non siamo chiamati a salvare il mondo, ma siamo chiamati a fare il possibile per coloro che sono accanto a noi.
Questa cosa a me e alla mia umanità punge a causa della mia inadeguatezza, ma questa è l'unica strada possibile che Gesù ci propone.




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