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XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 20 lug 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Il tema di fondo di questa domenica è il tema dell'accoglienza. Dobbiamo andare a fondo su questo tema perché oggi questa parola invece di delineare uno stile di vita cristiana è diventata una parola divisiva.

Nella cultura semitica l'accoglienza era la cosa più sacra… accogliere lo straniero era fondamentale su più fronti: portavano notizie, informazioni, aggiornamenti, in alcuni casi portava un nuovo patrimonio genetico da includere nel clan, erano portatori anche di notizie spirituali, lo straniero era colui con cui dialogare e da cui si poteva sviluppare un messaggio divino. In fondo lo straniero era immagine dell'ospite inatteso cioè Dio stesso.

Abramo quando accoglie i tre uomini non sa che sono angeli di Dio, ma egli fa ciò che la sua cultura religiosa e umana gli dice di fare: accoglie!

Nel dialogo con questi tre personaggi, e grazie al suo stile accogliente, Abramo si rende conto di avere davanti dei messaggeri di Dio. Il rapporto con questi stranieri diventa un rapporto fecondo, così fecondo da permettere la realizzazione del più grande sogno di Abramo cioè la discendenza.

Permettetemi qui allora di trovare la radice di quella grande intuizione del nostro libro sinodale quando il sinodo di Savona dice: “qualsiasi tipo di relazione affettiva, fondata sull'amore, può essere generativa, in infiniti modi, non esclusivamente biologici” (Chiesa di Savona, prendi il largo, confidando. Libro del secondo sinodo diocesano. 2021-2024. N. 91 Pag. 111).

Abramo decide di fidarsi di coloro che sono diversi e sono portatori di novità… in fondo Abramo e la Madonna sono accomunati dalla stessa capacità di fidarsi di ciò che è ignoto e questo fidarsi genera vita, genera novità.

Questa buona notizia del libro della Genesi è una bella notizia anche per noi, ma richiede la fatica del fidarsi. Se avessimo continuato a leggere il testo avremmo scoperto che Sara, moglie di Abramo, non ha questa capacità e anzi ride di questa promessa.

Sempre leggendo i racconti delle vicende di Abramo sappiamo, ad esempio, che il grande peccato per cui vengono puniti quelli di Sodoma e Gomorra, questa interpretazione ce la dà Gesù in persona nel Vangelo, è il peccato di inaccoglienza degli stranieri.

L'inaccoglienza del diverso è così grave agli occhi di Gesù da essere considerato il peccato più grande.

La storia di Marta e Maria dice in fondo la stessa dinamica.

Marta è colei che vuole prendersi cura dei propri ospiti con mille attenzioni, concrete e puntuali, ma forse rischia di perdersi la ragione per cui lei sta ospitando queste persone in casa.

Marta non è troppo diversa da noi quando invitiamo qualcuno a casa: vogliamo far trovare la casa pulita, in ordine e vogliamo dare il meglio di noi. La domanda è: tutto questo si sta facendo per amore di accogliere l'altro oppure per non fare brutta figura? Torneremo su questa domanda…

Maria invece invita l'altro perché vuole stare in relazione con l'altro. La casa forse può non essere ordinata e pulita, possono mancare anche cose essenziali, ma l'essenziale è stare con chi entra nella sua casa.

Marta e Maria in fondo sono immagine dei due volti di quello dell'umanità che è disposta ad accogliere, ma che ha come esito due prospettive differenti: l'apparire buoni e invece l'esserci per l'altro.

Accogliere qualcuno non è facile, ma per accogliere qualcuno bisogna stare all'interno della storia dell'altro lasciando che l'altro si possa raccontare e donare liberamente.

Lo straniero, l'immigrato, il ladro, il santo, lo stupratore, il drogato, gli sposi, i conviventi, i divorziati, l'omosessuale, la casalinga, l'anziano, ecc… tutto ciò che è esterno alla nostra realtà individuale è ciò che chiede accoglienza in noi.

Nel momento in cui ti apri all'accoglienza, ti apri alla novità, allora davanti a questa novità puoi stare appunto in tre modi: in un modo superficiale e giudicante, in modo superficiale dove è più importante l'apparire dell'essere oppure puoi starci lasciando che l'altro porti la propria novità… lasciandoti contaminare dall'altro.

Di cosa c'è realmente bisogno oggi, nel nostro tempo, nella nostra storia? Abbiamo bisogno di accogliere l'altro e abbiamo bisogno di ascolto.

A volte abbiamo bisogno di accogliere le nostre fragilità e le nostre ferite, abbiamo bisogno di ascoltarle, e in questo ascolto, scopriamo il Cristo.

Uscire da quella forma di religiosità tradizionale a cui ci siamo abituati non è facile! Lo capisco perfettamente…

Ma è necessario cambiare il nostro modo di stare davanti all'altro che vediamo, così come davanti all'altro che non vediamo.

L'unico modo per cui una relazione con chiunque può diventare realmente generativa e feconda, cioè capace di far nascere qualcosa di nuovo, è permettere all'altro di darsi e di dirsi per quello che è.

Viviamo in un tempo e in una società che si lamenta tanto, noi siamo diventate persone lamentose, ma poco propositive nei cambiamenti reali.

Allora ecco le polemiche televisive, sui social, sui giornali, nei bar e nelle piazze. Tutti pronti a lamentarsi, ma poco inclini a metterci le mani. La responsabilità, in positivo o in negativo, è sempre di qualcun altro e mai nostra.

La chiesa è vuota? Ti sei domandato che responsabilità hai tu personalmente? Oppure è sempre colpa del prete, del vescovo e del papa di turno?

Il quartiere è nel degrado? Ti sei domandato cosa fai tu per il tuo quartiere? Oppure è sempre colpa dell'emigrato, dello straniero, del giovane e delle istituzioni?

“La parte migliore” di cui parla Gesù riguarda il mettersi all'ascolto in modo concreto della realtà, delle persone, dei luoghi e delle situazioni. È l'atteggiamento di Maria che però deve evolvere nella dimensione fattiva di Marta.

Torniamo alla domanda che facevo su Marta: perché facciamo le cose? Ma soprattutto le facciamo oppure ci lamentiamo soltanto?

Da qui deve ripartire il nostro esame di coscienza personale e da qui deve ripartire la conversione della nostra vita, delle nostre mani.

Ho l'impressione che tanti di noi non siano al momento né nell'atteggiamento di Maria e, men che meno, in quello di Marta.

Come abbiamo visto la parola “accoglienza” non ha una connotazione meramente partitica, ideologica e divisiva bensì va a toccare nel profondo la nostra vita credente.

In fondo è proprio l'accoglienza che dice se siamo discepoli di Gesù oppure se stiamo vivendo come il diavolo e ci siamo costruiti un idolo a cui abbiamo dato il nome cristianesimo.

 
 
 

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