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XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
Gabriele Semeraro
2 ago
Tempo di lettura: 2 min

"Basta fare i contabili:

la compassione non è pietà, è sporcarsi le mani"

La parola chiave di oggi è compassione. Ma stiamo attenti: non significa "provare pietà" per qualcuno guardandolo dall'alto in basso. Compassione significa cum-patior: soffrire con, farsi carico del sentimento dell'altro. Gesù non moltiplica i pani perché deve fare "propaganda" o proselitismo; lo fa perché è coinvolto fisicamente nel bisogno di quella gente.


La missione non è proselitismo

La priorità di Gesù non è fare numeri, ma portare l'amore di Dio a chiunque. La nostra missione non è convincere la gente a iscriversi a un club, ma coinvolgerci nella loro vita. Isaia ci ricorda che partiamo tutti dalla stessa povertà: "O voi tutti assetati, venite...". Se non partiamo dal sentire la sete dell'altro come nostra, non stiamo annunciando il Vangelo, stiamo solo facendo marketing religioso.


La tentazione di "rimandare a casa"

I discepoli fanno quello che faremmo noi: "Gesù, è tardi, mandali via così si arrangiano". È la logica della delega e del possesso: "quello che ho è mio e me lo tengo". Ma Gesù rompe questo schema. Lui prende quei cinque pani e due pesci - poca roba, quasi assurda per quella folla - e alza gli occhi al cielo. Riconosce che quel cibo non è una proprietà privata, ma un dono che viene dall'Alto. E quando il dono viene benedetto e condiviso, non solo basta, ma avanza.


Agire come se tutto dipendesse da noi

La vita cristiana ci chiede un salto di qualità: puntare al massimo delle nostre forze, come dicevano alcuni santi (penso all'esempio di Madre Elvira o San Giuseppe), ma sapendo che tutto è dono. Quante energie riceviamo nell'Eucaristia e poi ci teniamo stretti per noi, invece di metterle a disposizione degli altri? Il dono di Dio si moltiplica solo se passa attraverso le nostre mani aperte.


Conclusione

Entrare nella logica della compassione è difficile, accettare che nulla ci appartiene è quasi impossibile. Eppure, è l'unico modo per vivere davvero. Smettetela di fare i ragionieri della fede: fidatevi, mettete in gioco quel briciolo di fede che avete e smettetela di rimandare a casa chi ha fame di senso. Le chiacchiere stanno a zero: o la vostra vita diventa dono che si moltiplica, o resterete nel deserto con i vostri cinque pani a marcire in tasca.


La Preghiera del Sigillo

Signore Gesù, che nel deserto hai provato compassione per la folla, guariscici dal virus dell'indifferenza e dalla tentazione di "rimandare a casa" chi ci disturba. Insegnaci il coraggio di metterci in gioco con il poco che abbiamo, senza la paura di restare a mani vuote. Liberaci dall'ansia del proselitismo e donaci il cuore dei discepoli che sanno riconoscere in ogni bene ricevuto un dono del Padre da condividere. Fa' che la nostra vita sia un'Eucaristia continua, dove la nostra debolezza, messa nelle Tue mani, diventi sovrabbondanza per tutti i fratelli. Amen.

 
 
 

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