XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
- Gabriele Semeraro

- 3 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Per due settimane siamo stati accompagnati sulla via del principio di accoglienza, di misericordia e di carità.
Una lettura superficiale dei testi di oggi potrebbe portarci ad aderire ad una delle più grandi eresie che da sempre, e sempre, serpeggia nella chiesa: lo spiritualismo disincarnato.
In fondo tutte e tre le letture, ma anche il salmo, ci dicono la precarietà del nostro mondo e del nostro tempo.
Guardate che Dio non ci sta chiedendo in queste letture di abbandonare ciò che è umano per dedicarci alla preghiera, alle adozioni e a tutto ciò che ha un sapore liturgico. Il vero messaggio delle letture di oggi potremmo sintetizzarlo in questa domanda: perché facciamo certe cose e perché viviamo in un certo modo?
Il libro del Qoelet è un libro dalle forti contaminazioni filosofiche di stampo ellenistico, è un tentativo di utilizzare gli strumenti propri della filosofia e gli strumenti propri della spiritualità per farsi delle domande di senso.
A un certo punto della vita, personalmente non ci sono ancora arrivato del tutto, si arriva a comprendere che tutto è vanità. “Vanità”, dal punto di vista biblico, vuol dire “vuoto”.
Noi facciamo tante cose nella vita, tante battaglie e tante scelte, ma di tutto questo fra due generazioni nessuno si ricorderà! Allora qual’è il senso di farle?
La cupidigia politica, ecclesiastica, l’arrivismo e tutte queste sciocchezze non conteranno nulla nella nostra tomba.
Qualcuno allora ha pensato che l'invito della Scrittura è quello di mollare tutto per dedicarsi alla sola preghiera, disincarnati dalla realtà… cosa che neppure le monache di clausura più ferventi farebbero mai!
Qualcuno è arrivato a definire il mondo “malvagio” e gli ambienti religiosi “santi”. Beh, per esperienza personale ho trovato molto più santità fuori dalla chiesa e tra le persone atee piuttosto che tra di noi “buoni/e cristiani/e”.
Gesù ci chiede di fare tutto quello che possiamo nel bene, ma senza attaccarci il cuore. È questa la parte difficile!
Io ho provato a fare tante cose in questo anno a scuola e in parrocchia, ma cavolo se a volte ho attaccato il cuore e la passione a queste cose… il problema è che tutto ciò che faccio deve essere occasione di amore e non mi devo preoccupare se dopo di me sparirà tutto.
Non importa se chiuderanno questa parrocchia, non importa se la scuola verrà accorpata ad altri istituti e non importano tutte le mie progettazioni… Ciò che importa è che io abbia gettato il seme del Vangelo e di Gesù nel cuore delle persone che ho davanti.
Come il libro del Qoelet, io ho smesso da tanto tempo di credere in tante cose (tra cui anche le strutture religiose o laiche), ma non ho mai smesso di credere nella parola di Gesù e nella potenza del Vangelo.
Certo ogni tanto il cuore si aggancia qualcosa, capita tutti, ma nel momento in cui ci si accorge di questa cosa è lì che bisogna ripartire da Gesù e dal Vangelo.
Dobbiamo esercitarci personalmente a dare un nome al male che ci abita, dobbiamo esercitarci a trasformare o allontanare quel male dalla nostra vita.
Questo certamente richiede una parte riflessiva, richiede una parte di preghiera autentica e profonda, ma soprattutto richiede un impegno concreto e strumenti che sono fortemente umani.
Qualche giorno fa si stava parlando con delle persone della situazione palestinese e delle varie iniziative che sono state messe in campo dal punto di vista dei cittadini. Una persona sosteneva che tutta sta roba Non serve e che bisogna solo pregare, fare adorazioni, perché solo questa può salvare il popolo palestinese.
Permettetemi di dire con franchezza che questa persona è cieca e non è cristiana!
Il pregare è importante, Ma se non ha conseguenze concrete… la preghiera non serve a niente.
Idem il contrario!
La lettura di oggi ci chiedono di tornare all'essenziale del cosa facciamo, perché lo facciamo e per chi lo facciamo.
A questo tutte le nostre belle teologie vanno a ramengo.
Tutto è vanità, ma è anche tutto estremamente importante. Il cuore deve essere libero e deve essere strumento di libertà per gli altri.
Sant'Ignazio di Loyola diceva “prega come se tutto dipendesse da Dio, lavora come se tutto dipendesse da te”.
Quindi anche se siamo chiamati a non attaccare il cuore alle cose, a non creare delle catene che ci imprigionano, allo stesso tempo siamo chiamati a metterci tutta la passione nella vita.




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