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XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C

  • Immagine del redattore: Gabriele Semeraro
    Gabriele Semeraro
  • 6 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

A volte ho l'impressione che abbiamo trasformato la sacra scrittura, la vita cristiana e Dio stesso in una sorta di macchietta.

Banalizziamo la scrittura, la vita cristiana diventa un “volemose bene” e trasformiamo Dio nel risolutore dei nostri problemi…salvò poi accorgerci che lui non ce li risolve e quindi ecco che c'è la cosiddetta crisi negativa di fede.

La prima cosa che dobbiamo ben fissare nel cuore nella mente è che nessuno conosce Dio se non Gesù Cristo che è Dio incarnato. 

Dice il libro della Sapienza "qual’è l'uomo che può conoscere il valore di Dio? Chi può immaginare cosa vuole il Signore?”

Noi cerchiamo di camminare seguendo la volontà di Dio, ma la sua volontà è difficile che da soli riusciamo a capire quale sia. Da sempre il Signore ha guidato la storia e noi, forse, abbiamo iniziato ad intuirla grazie alla relazione sinodale, cioè grazie alla comunità. 

Per questo motivo il papato non è ereditario, ma viene eletto, per questo motivo qualunque curia ha dei consigli che possano insieme al papa o al vescovo decidere le cose, per questo esistono i consigli pastorali. Per lo stesso motivo non ci si può confessare da soli e per lo stesso motivo è sempre bene prendere decisioni confrontandosi con qualcun altro. 

Non si chiede il permesso, ma si scruta insieme la volontà di Dio e attraverso l'incontro, a volte lo scontro, delle varie posizioni emerge con chiarezza la volontà di Dio. 

Dio non ci risolve i problemi, raramente lo fa, ma attraverso la complessità della vita… il Signore emerge. 

Paolo ha con sé uno schiavo, Onesimo, che è scappato dalla violenza del suo padrone. L'Aposto scopre che il suo padrone è un suo amico ed è cristiano. Si prende cura di Onesimo, decide di aiutarlo in un cammino di fede e finalmente Onesimo diventa cristiano.

Paolo non sovverte le regole della propria società, bensì decide di rimandare lo schiavo dal suo padrone che nel frattempo ha fatto un proprio cammino di fede. 

Paradossalmente questo testo sarà fondativo sull'abolizione teologica della schiavitù, ma non è l'intento di Paolo. 

Quello che fa Paolo è qualcosa di pericoloso perché lo espone sia a livello legislativo che di pastore. 

Gesù non riduce la complessità della vita, non riduce i problemi della vita anzi spesso li complica. Gesù non risolve i nostri problemi, ma da un senso ai nostri problemi ed da un orientamento su come attraversarli. 

Il discernimento spirituale e umano sono fondamentali.

In questa logica noi dobbiamo comprendere il vangelo di oggi che è un vangelo difficile da ascoltare e comprendere e vivere. 

Gesù non sta invitando a mandare a quel paese tutta la nostra vita rinnegando famiglia, amici e tutto ciò che determina la nostra identità bensì chiede un cambio di sguardo. 

Questo è uno dei testi che, soprattutto nei conventi e nei seminari, viene violentato di più. 

In questi ambienti è stato trasformato nel fondamento di una dottrina disumana che porta al rinnegare tutto ciò che riguarda la propria umanità e porta a dire che bisogna tagliare i ponti con i propri parenti. 

Gesù invece sta invitando a una logica radicale che cambia le proprie priorità, ma non annienta l'umanità. Basta leggere il pezzo successivo per comprendere che sta parlando non del tagliare i ponti, ma di costruire analizzando le cose. 

Gesù chiede che si rinunci all'attaccamento del cuore che è una roba molto complessa. 

Amare la famiglia non è sbagliato, attaccarci il cuore si. 

Amare gli altri non è sbagliato, attacarci il cuore si. 

Amare la lettura, lo sport, la società, la chiesa, ecc… non è sbagliato mentre attaccarci il cuore si. 

C'è un mio amico che dice spesso “il troppo di qualunque cosa fa male”. È vero!

Portare la propria croce non significa subirla passivamente, ma farsene carico e approfondirla. 

La croce non è una sfiga che Dio da ciascuno di noi, ma è una condizione o un aspetto della vita che noi percepiamo come pesante. Possiamo scegliere di subirla passivamente, come si raccontava decenni fa, oppure possiamo lavorarci sapendo che non è detto che riusciremo a risolverla… ma certamente saremo diventati un pezzettino migliori di ieri.

 
 
 

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