XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
- Gabriele Semeraro

- 28 set 2025
- Tempo di lettura: 4 min

La parola di Dio di questa domenica è una parola dura, è una parola forte ed è soprattutto una parola facilmente fraintendibile.
La scrittura sembra quasi che se la prenda con i ricchi e con coloro che stanno bene…nulla di più falso.
Dobbiamo bene intendere che cos'è la ricchezza, dobbiamo bene intendere se la ricchezza in se stessa ha un valore morale e dobbiamo bene intendere di che ricchezza cattiva si sta parlando.
La ricchezza in sé non è né buona né cattiva, ma qualche pensatore direbbe che è sempre frutto di un furto.
Noi occidentali siamo spesso stati bene sulle spalle dei paesi in via di sviluppo che abbiamo sfruttato.
Spesso, imprenditori e politici, stanno bene sulle spalle dei loro dipendenti e dei cittadini.
Spesso alcune realtà ecclesiali si sono arricchite sulle spalle dei poveracci.
La ricchezza però di se stessa, se lecitamente guadagnata, non è un male. Essa può diventare male nel modo in cui viene utilizzata.
Mi sembra allora che la Scrittura non stia parlando di questo tipo di ricchezza, almeno a un primo livello, ma sta parlando di qualcos'altro.
Arriviamo all'apice di tutto il discorso che ci sta accompagnando da settimane che è quello del non attaccare il cuore.
Uno è ricco nel momento in cui basta a se stesso, nel momento in cui non sente il bisogno degli altri.
Il profeta Amos rimprovera gli spensierati di Sion, cioè di Gerusalemme, perché si bastano a se stessi e se ne fregano del mondo che li circonda.
Se ne fregano così tanto da non sentire neanche il bisogno di rivolgersi a Dio.
Sono persone sazie: sazie di cibo, sazie di conoscenza, sazia di presunta religiosità e sazie di se stesse.
Sono persone come il ricco della parabola il quale non ha un nome.
Quando noi diventiamo autocentrati e ci disinterssiamo a ciò che ci circonda ecco che perdiamo il nome cioè perdiamo la nostra umanità.
Cosa me ne frega di Gaza? Cosa me ne frega dell'Ucraina? Cosa mi interessa dei poveri del mio quartiere? Ma cosa me ne frega del vicino di casa?
Io ho quello di cui ho bisogno e di chi mi sta accanto me ne frego.
Siamo bravi, noi gente di chiesa, a ripulirci la coscienza e siamo pronti ad accusare chiunque si interessi di qualcun altro di “fare politica e partitica”.
Se una persona credente o un prete si occupano di Caritas va tutto bene, perché abbiamo deciso che quello è il ruolo della chiesa, ma nel momento in cui si parla di altre questioni allora si viene accusati di voler strumentalizzare la chiesa.
Quanti articoli ho letto quest'anno contro persone di chiesa proprio per questi motivi…alcuni mi riguardavano anche…
Ho presente quei preti che sono stati accusati di fare politica perché hanno usato strumenti semplici per comunicare un messaggio efficace cioè che Dio è dalla parte dei più fragili e la parte fragile non è lo stato di Israele.
Quanti hanno accusato la nostra chiesa diocesana e la popolazione di Savona per avere manifestato a favore della Palestina, per il popolo palestinese che non è un popolo cristiano.
Quante critiche si stanno tirando addosso i più di 100 vescovi cattolici italiani che hanno iniziato a lavorare sulla questione LGBT? Vescovi e diocesi che lavorano sulla violenza che noi facciamo alle persone di questa comunità su motivazioni false, su pregiudizi falsi e su questioni che sono profondamente antropologiche.
Quante persone vengono accusate di fare politica nella chiesa solo perché cercano di migliorare la vita dei poveri di qualunque nazionalità siano, degli immigrati, dei senzatetto, delle prostitute e dei transessuali.
C'è gente nella chiesa, tanti sono anche preti, che sostengono che la chiesa non deve parlare di queste cose perché dobbiamo annunciare solo il kerigma.
Il kerigma è l'annuncio di Cristo risorto…benissimo! Non possiamo permetterci però che questo annuncio sia disincarnato, che scappi dall'esperienza pratica che ha fatto Gesù.
Io provo profonda vergogna, in questo periodo della vita mi è capitato spesso, provo profonda vergogna per il mondo e la chiesa che stiamo vivendo.
Abbiamo dimenticato la parabola di oggi sul povero Lazzaro e Lazzaro un nome ce l'ha.
Stiamo tracciando un abisso profondo tra il male che stiamo facendo e quelli che noi definiamo lontani.
Barboni, mendicanti, transessuali, prostitute, assassini, popolazione in guerra, persone sfruttate, poveri di ogni genere, ecc… ci passano avanti largamente nel Regno di Dio perché loro, proprio come Lazzaro, stanno convertendo il loro cuore mentre noi siamo ancora adagiati nelle nostre presunte sicurezze umane e religiose.
Sono convinto che se anche Gesù tornasse domani, qualcuno di noi continuerebbe a escludere e violentare la vita degli altri.
Dobbiamo permettere a Cristo di scuotere la nostra vita e uscire da questo torpore mortifero in cui ci siamo adagiati.
Più ci dicono che siamo eretici e che stiamo facendo politica per queste cose, più dobbiamo essere convinti che allora siamo sicuramente dalla parte di Cristo e del vangelo.
Attenzione a cosa leggete a prescindere da chi parla.
Questo ve lo dico perché ci sono persone autorevoli che parlano e scrivono, anche cardinali, che rischiano di far dire al vangelo e alla chiesa quello che Cristo non dice. In questo momento ho chiaro un riferimento in mente, riferimento che non posso dire troppo esplicitamente, ma dobbiamo stare attenti al fatto che anche dei cardinali rischiano, per la propria durezza di cuore, di far dire al vangelo cose violente contro categorie già sufficientemente violentate dalla nostra chiesa e dalla nostra società.
Prego il Signore che ci aiuti ad avere il cuore Libero e che ci aiuti a uscire dalla dinamica del giudizio e della ghettizzazione.
Prego il Signore che tutte le pastorali speciali della chiesa (penso alla pastorale delle persone divorziate o alla pastorale lgbt o a quella di caritas) passano un giorno non essere più necessarie perché invece che guardare le persone attraverso filtri e pregiudizi, impariamo a guardare le persone semplicemente per quello che sono… persone.
Come diceva il vicepresidente della CEI, noi siamo chiamati non ad accogliere le persone bensì a riconoscere semplicemente che esistono e che hanno pieno titolo di stare nella chiesa.
Ora a noi sta di lavorare su noi stessi per non essere persone ricche, cioè che bastano a sé stesse, ma dobbiamo iniziare a lasciarci tormentare dai tanti poveri Lazzaro.




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