XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C
- Gabriele Semeraro

- 26 ott 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Le letture di oggi dovrebbero generare in noi disappunto e disagio, dovrebbero forse farci un po' arrabbiare.
Quante volte sentiamo parlare dalle persone devote della giustizia di Dio, della severità di Dio e delle norme della chiesa…
Beh il vangelo di oggi ci dice esplicitamente che questa giustizia di Dio si fonda sul fatto che “Il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone”.
Il Signore è giudice non perché emana sentenze, ma è il giudice giusto perché non gliene frega niente di chi gli sta davanti bensì vede tutti allo stesso modo.
Il punto centrale è che davanti a due persone, con situazioni molto diverse, il Signore in quanto giustizia personificata sceglie di guardare a chi ha più bisogno.
Vi faccio un esempio…
L'equità non prevede che facciamo tutti la stessa cosa bensì che tutti abbiamo la possibilità di giungere quanto meno a obiettivi basilari simili.
Se noi dobbiamo vedere insieme una partita, ma davanti a noi abbiamo uno steccato…Io sono alto 2 metri e riuscirò a vedere bene la partita, quello affianco a me è alto un metro e mezzo e fa fatica a vedere la partita, ma il terzo è alto un metro e non riuscirà a vederla.
Avere equità significa che metterò a disposizione agli altri due degli sgabelli sufficientemente alti da giungere al mio medesimo obiettivo.
Ciò che è importante è la persona e il fatto che questa persona abbia la reale possibilità di vivere le cose in modo dignitoso.
Dio vede la nostra singolarità, ma allo stesso tempo vede in ciascuno di noi la medesima umanità.
Entrambe le cose sono di valore per Dio, ma nel suo modo di pensare lui dedica più risorse a chi più ne ha bisogno.
Questa è esattamente la logica del vangelo e della parabola di oggi.
Se una persona crede di non avere problemi, si crede a posto nella vita e in fondo è autosufficiente…di che aiuto ha bisogno? Di che salvezza ha bisogno?
Guardate che questa è la condizione di tanti di noi che si sentono a posto su più fronti pur avendo una vita miserabile come gli altri.
Viviamo al di sopra delle nostre possibilità economiche, sociali, umane, ecc…
Da che cosa dobbiamo essere salvati se non abbiamo consapevolezza di non essere né perfetti né immortali?
Il pubblicano invece è immagine di chi si rende perfettamente conto della realtà, della propria realtà, e non la giustifica.
Il pubblicano non si massacra, ma semplicemente dice la sua inadeguatezza e dice la sua profonda fatica.
Noi siamo in una cultura che non ci aiuta ad essere pubblicani, ma ci forma da farisei.
A volte abbiamo poi situazioni opposte dove alcune persone non vivono da pubblicani, ma da lagnoni… allora tutte le sfighe sono loro, allora tutti i problemi sono loro e amano essere compatiti.
Noi non dobbiamo essere né farisei né l'agnoni, bensì dobbiamo guardare al pubblicano che riconosce con onestà la propria povertà senza denigrare le proprie capacità.
Non è facile guardarsi allo specchio con onestà…non è facile dirsi che non si è perfetti, non è facile dirsi fragili e non è facile dire che si è sbagliato qualcosa.
A volte però non è facile riconoscere neanche le proprie bellezze e potenzialità.
Vi confesso che io tante volte piango per il disagio del mio peccato e della mia meschinità, ma quando ricevo dei complimenti a volte sto anche peggio perché è difficile per alcuni di noi riconoscere il dono che Dio ha posto nella nostra vita.
Dio è un giudice giusto che guarda non tanto alle leggi bensì alla plasticità del cuore e della vita umana. Dio è un giudice che tende a non giudicare in maniera giustizialista, ma con una larghezza enorme, una larghezza che corrisponde alla nostra elasticità del cuore.
Gesù nel vangelo ha giudizi terribili per gli scribi, i farisei e i dottori della legge perché sono persone disumanizzate e disumanizzanti.
Persone non cattive, ma rigide! Amano i codici, le leggi, le norme e le prassi però dimenticano l'umanità: propria e altrui.
Davanti invece ai pubblicani, le prostitute e a coloro che sono fuori dalle norme Gesù si dimostra sempre accogliente e riconosce sempre l'umanità di queste persone fragili: in bene e in male.
Allora il Signore non è uno che è masochista e per questo motivo è dalla parte dei più fragili, ma è dalla parte dei più fragili perché ne hanno più bisogno.
Chi sei tu per giudicare?
Chi sei tu che giudichi l'immigrato, la prostituta, il-la transessuale, l’abortista, il musulmano, l'ateo, ecc…?
Con che logica ti permette di giudicare il fratello e la sorella davanti alla società, davanti alla chiesa e davanti a Dio? Come puoi permetterti di giudicare gli altri quando tu sei in una condizione peggiore.
Tu forse non vai a prostitute, ma il tuo cuore spesso si prostituisce davanti ad interessi economici, lavorativi, di opportunità e di qualsivoglia tuo interesse.
Dio non ragiona così, lui è dalla parte di chi ammette la propria fragilità e semplicemente è pronto ad accogliere tanto la correzione quanto la misericordia.
La logica del vangelo è questa , non è quella del codice di diritto canonico, ma è quella di un'umanità che ha la precedenza su tutto anche sulla legge.




Commenti